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Convegno a Ucbm Roma con esperti su tumore colon retto

Roma – ‘The anastomotic failure’, il convegno promosso fino a domani dal Campus Bio-Medico di Roma per trattare gli aspetti clinici, fisiopatologici e tecnici dell’anastomosi intestinale. Confermata cosi’ l’attenzione del al secondo big killer italiano, il tumore del colon-retto con l’apertura dell’ambulatorio open per la prevenzione e la cura della patologia. “Una complicanza grave- si legge nella nota diffusa dall’UCBM- che mette a rischio la vita della persona. Sulla deiscenza anastomotica, una problematica dell’intervento di anastomosi intestinale per i pazienti affetti da tumore al colon-retto. Con l’intervento di anastomosi, si incide il colon per asportare la parte dove insiste il tumore e si suturano successivamente i due lembi. Fin da subito, il passaggio del contenuto intestinale rappresenta un rischio: “Se la sutura non guarisce, la complicanza che emerge e’ la deiscenza anastomotica. Per evitarla, occorre far uscire il contenuto prima che passi sopra alla sutura attraverso una stomia, cioe’ una derivazione intestinale esterna, da effettuare prima dell’anastomosi”, spiega il professor Marco Caricato, responsabile dell’unita’ di Chirurgia Geriatrica e professore associato di Chirurgia generale del Policlinico Universitario del Campus Bio-Medico di Roma.

Parlare delle cure contro il cancro del colon-retto in Italia e’ importante. Il tipo di neoplasia rappresenta infatti il secondo big killer: “Sia negli uomini sia nelle donne e’ al secondo posto fra tutti i tipi di tumore in termini di mortalita’ ed incidenza”, ricorda il professor Caricato. In base al Rapporto del 2018 “I numeri del cancro in Italia” dell’Aiom, la mortalita’ dei pazienti con tumore al colon-retto e’ infatti dell’11 per cento nei maschi e del 12 per cento nelle femmine mentre l’incidenza e’ del 15 per cento negli uomini e del 13 per cento nelle donne. Al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e’ attivo da poco un ambulatorio con accesso open, ovvero senza necessita’ di un appuntamento ma su suggerimento del medico di medicina generale.

“Lo strumento cardine della prevenzione del tumore al colon-retto e’ lo screening, cioe’ gli esami per la popolazione generale per vedere se ci sono delle condizioni che predispongono lo sviluppo di un tumore o, in alternativa, l’accertamento della presenza. Lo screening fa parte dei Livelli essenziali di assistenza tuttavia non tutte le Asl riescono a realizzare programmi con copertura completa, e soprattutto non tutti i pazienti aderiscono. All’ambulatorio del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico ci proponiamo di mettere a disposizione del paziente tutti gli accertamenti che servono per sapere se il sangue occulto riscontrato nelle feci e’ un falso positivo o in alternativa se c’e’ un polipo o se la malattia e’ ad uno stadio avanzato”. Per prevenire la formazione della neoplasia, bisogna intervenire in tempo, quando emergono le prime lesioni.

“Conosciamo benissimo le tappe dello sviluppo del tumore, a partire da una lesione, chiamata polipo adenomatoso, al tumore vero e proprio. È un percorso che si verifica nell’80 per cento dei casi e puo’ durare 5-10 anni. Se riusciamo a intercettare il paziente prima che la lesione sia diventata tumore lo curiamo piu’ facilmente, in genere, con una asportazione endoscopica”, precisa Caricato. L’ambulatorio dedicato alla prevenzione e’ solo l’ultimo esempio dell’attenzione destinata al tumore del colon-retto da parte del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. “Il totale degli interventi di chirurgia colon-rettale qui al Campus Bio-Medico sono 250 ogni anno, di cui una altissima percentuale sono effettuati in laparoscopia per far soffrire meno il paziente”, commenta il professor Caricato. In particolare, in base ai dati del Programma regionale di valutazione esiti (http://www.dep.lazio.it/prevale2019/index.php), gli interventi eseguiti con laparoscopia nel 2018 sono stati 67 su 100 tumori del colon.

I numeri del Policlinico Campus Bio-Medico sono ampiamente in linea con le indicazioni del ministero della Salute. Secondo il Piano nazionale esiti del ministero della Salute (Pne 2016), infatti, su 27.019 interventi per tumore al colon-retto e’ emerso che la sopravvivenza dopo 30 giorni negli ospedali che fanno piu’ di 50 interventi l’anno e’ pari al 97 per cento mentre nelle strutture sotto la soglia dei 50 interventi la percentuale scende al 95 per cento, vale a dire una differenza di 151 morti in piu’. Inoltre, nelle fasi iniziali della malattia tumorale del colon, un ruolo importante viene giocato dalla endoscopia operativa. “La nostra endoscopia – osserva il professore – e’ in grado di affrontare casi che nella maggioranza delle altre strutture sanitarie sarebbero trattati per via chirurgica. Di questo siamo orgogliosi perche’ abbiamo una endoscopia che ci offre il meglio. Un altro punto di forza e’ la multidisciplinarieta’ perche’ la nostra unita’ collabora con gli endoscopisti, i radioterapisti e gli oncologi”.

Infine, al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, il paziente e’ avviato a un percorso di ERAS, cioe’ guarigione accelerata dopo la chirurgia. “Si tratta – spiega il professor Caricato – di una serie di misure chirurgiche ma non strettamente tecniche, come ad esempio l’alimentazione, la mobilizzazione, la collaborazione con gli infermieri. In questo modo la persona interrompe il meno possibile le proprie abitudini: non smette di mangiare o di camminare, non mette il sondino e il drenaggio e dopo pochi giorni va a casa. Cio’ non offre differenze dal punto di vista oncologico ma sul piano della qualita’ della vita, dell’assistenza e, in base ad alcune evidenze, riduce anche le complicanze”.