Danneggiato dalla pioggia il Crocefisso miracoloso

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    Il famoso crocefisso si trova conservato nella “Cappella del Crocefisso” nella Chiesa di San Marcello al Corso.

    Crocefisso miracoloso

    La chiesa di San Marcello al Corso, secondo la tradizione, fu fondata sopra la prigione di San Marcello morto nel 309 durante le persecuzioni dell’imperatore romano Massenzio.

    Il primo cenno storico dell’esistenza in Roma di una chiesa detta “di Marcello” si trova nella lettera del 29 dicembre 418, con la quale il Prefetto di Roma Simmaco informava l’imperatore Onorio della contemporanea elezione, avvenuta il giorno prima, di papa Bonifacio I, nella chiesa di Marcello, e di Eulalio (antipapa), nella basilica lateranense. Più tardi la chiesa è spesso ricordata nelle fonti storiche come Titulus Marcelli (titolo di Marcello) e infine come chiesa di S. Marcello, Papa e Martire.

    All’interno di questa chiesa tra le numerose opere la più nota è il crocefisso lineo di fatture nordiche, risalente al 1370 – 1400, il cui autore risulta sconosciuto.

    Le numerose storie di miracoli attribuiti al SS. Crocifisso nascono in un giorno preciso: il 23 maggio del 1519 quando un incendio, nella notte, distrusse completamente la chiesa. Cessato l’incendio, la popolazione dell’Urbe, poté assistere ad un evento miracoloso: la chiesa completamente distrutta e il crocefisso ancora intatto ed attaccato alla parete con il lumino devozionale ancora acceso. Come se nulla fosse accaduto.

    La chiesa venne ricostruita completamente. In un primo periodo, la riedificazione, venne iniziata su progetto di Jacopo Sansovino, continuò sotto la direzione di vari architetti, tra i quali Giovanni Mangone, Giovanni da Firenze, detto Nanni di Baccio Bigio, e suo figlio Annibale Lippi, al quale si deve l’armoniosa abside. Passarono molti anni e solo a Seicento inoltrato la chiesa poté essere completata con la facciata progettata da Carlo Fontana.

    Nonostante la chiesa fosse in ricostruzione il crocefisso continuò ad essere oggetto di devozione e continuò a fare miracoli. Il miracolo più importate fu quando salvò Roma dalla peste del 1522.  Infatti la confraternita dei frati dei Servi di Maria decisero di portare in processione il crocefisso per la strade di Roma fino alla Basilica di San Pietro. Appena terminata la processione ed il crocefisso fu rimesso al suo posto, la pestilenza cessò.

    Per commemorare questo miracolo dal 1650 il crocifisso miracoloso viene portato a San Pietro ogni anno santo.

    Durante la Quaresima del Grande Giubileo del 2000 è stato esposto sull’altare della Confessione a San Pietro, e di fronte ad esso San Giovanni Paolo II ha celebrato la “Giornata del Perdono”.

    Ora Papa Francesco è ricorso al Crocefisso miracoloso per implorare la fine della pandemia da Covid-19.

    In un’ora non ordinaria di preghiera, con l’ascolto del Vangelo, la supplica davanti al Santissimo Sacramento esposto sull’altare nell’atrio della Basilica e infine, con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, anche il rito della benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”, come a Natale e Pasqua, perché possa rinfoderare la sua falce la spietata pandemia del Covid-19 in atto nel mondo, come riporta l’Avvenire.

    Le parole di Papa Francesco riecheggiavano nella Piazza: «Da settimane sembra che sia scesa la sera… presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati… ma tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti».

    Alle parole del Pontefice faceva da scenario un Piazza San Pietro insolitamente vuota e con un temporale in piena regola e la notte che iniziava a calare e ad avvolgere la Città Eterna. Proprio la pioggia di questo temporale ha bagnato il Crocefisso dei Miracoli.

    La pioggia ha un effetto devastante sul legno, special modo se è antico, essa penetra rapidamente nel legno attraverso le sue porosità e lo danneggia. Infatti, la pioggia dilava la lignina, ingrigendo il legno. L’acqua che si infiltra e penetra nel legno, trasformandosi in vapore per effetto del legno, provoca lo sfogliamento della vernice; l’umidità crea l’habitat ideale per l’attacco batteriologico da parte di insetti xilofagi, muffa e funghi.

    Emiliano Salvatore

     

     

     

     

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