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Dilemma a cinque stelle

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“E ora Compagni?”.

Non è un partito, non è neanche un movimento nel senso tradizionale del termine: è una entità collettiva, partorita dalla Rete, che, per un’incredibile serie di circostanze, si trova calata dalla realtà virtuale a quella parlamentare.

Più che di elezione, si dovrebbe parlare di epifania, di inveramento dei meet up grillini: un avatar che diventa concreto, in carne ed ossa. Adesso, però, occorre sporcarsi le mani, s’impone un angoscioso “che fare?”, adesso è il momento di decidere se assumersi le responsabilità che il voto comporta o se puntare allo sfascio per capitalizzare un maggior consenso in future, ipotetiche, nuove consultazioni.

Poi però, anche in caso di ipotesi sfascista, bisognerà governare. E’ un rinvio, ma le rincorse che portano al traguardo sono rincorse concluse, sono movimento statici, paresi politiche.

Rimane il fatto che le Istituzioni democratiche hanno regole e queste regole sono state scritte per i Partiti perciò o il movimento si trasforma, almeno da un punto di vista della condotta istituzionale, in un partito o siamo di fronte ad un’incompiuta, ad una incredibile ascesa al Palazzo d’Inverno, senza però la voglia di fare la Rivoluzione. E ottobre è lontano, siamo solo a marzo.

Primo problema: chi decide la linea politica? Governo col PD? Aventino e opposizione cinica ad un ipotetico governissimo?

Intanto bisogna nominare i capigruppo e poi i presidenti delle Camere, poi Napolitano, che in una situazione diversa si sarebbe dimesso anzi tempo per consentire una celere nomina del proprio successore, avvierà delle consultazioni.

E ciò senza poter sciogliere le Camere che si insedieranno il 15 marzo: siamo nel Semestre Bianco.

In realtà, dopo aver sparso lacrime teutoniche (ma si ricordi che qualcuno ha sputato veleno sui tedeschi per motivi elettorali e, quindi, raccogliamo il nostro seminato), il Presidente della Repubblica intende certamente continuare nella sua funzione di tutor di un ceto politico o irrimediabilmente fallimentare o decisamente impreparato al compito, a seconda di quale dei tre soggetti “pesanti” in ballo si abbia in mente.

Si prepara, in altre parole, un “governo del Presidente” incarnato da una figura di altro profilo, ma, stavolta, con ministri politici data l’incredibile piroetta suicida del Monti candidato che ha distrutto la credibilità un po’ algida del Monti premier.

Si fa il nome dell’uomo al vertice di Via Nazionale, il Governatore di Bankitalia Visco. Altri ventilano un ritorno del Dottor Sottile e scommetto che il PDL si prepara a mettere in mezzo il sempreverde Letta. A questo punto il dramma dei grillini raggiungerà l’acme: se Bersani, dice il deus ex machina extraparlamentare, è un cadavere che cammina, non penso che un banchiere, il re degli apparachtik o un esponente del fronte berlusconiano possano incontrare il favore del Comico.

Altro problema: cosa deciderà (e con quali processi decisionali) il Movimento, nella persona dei suoi eletti?

Si spaccheranno, come sembra già adesso dai commenti in rete sulle uscite di Beppe Grillo, fra coloro che sono pronti ad assumersi le proprie responsabilità e coloro che preparano avventure aventiniane? E come faranno, in tal caso, a sostenere di avere a cuore il bene del Paese?

I dadi sono stati lanciati, vedremo (non tanto) presto di che morte dobbiamo morire.

 

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