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Dopo 22 anni Adriano Sofri torna libero. Una vicenda giudiziaria lunga 40 anni

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Ventidue anni dopo è libero. Adriano Sofri ha finito di scontare la pena due giorni fa, quando gli è stato recapitato il cosiddetto documento di fine pena. Si è così chiusa una delle vicende giudiziarie italiane più dibattute e complesse, iniziata il 28 luglio del 1988, quando l’ex leader di Lotta Continua venne arrestato con Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino. Per tutti l’accusa era di essere responsabili dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, assassinato la mattina del 17 maggio 1972 sotto casa a Milano. «Ormai da molto tempo nessuno era più in carcere per l’omicidio di mio marito e questo passaggio non cambia i miei sentimenti», ha commentato con l’ANSA Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi. Sofri non ha avuto particolare premura nel far sapere di essere tornato libero. Anzi. Ha informato solo i familiari e qualche amico intimo. Chi gli è vicino non esclude che presto possa allontanarsi per un pò dall’Italia, ma per adesso la sua vita non è cambiata molto. Dopo aver rischiato di morire per un’emorragia all’esofago, dal 2007 era ai domiciliari, ma con un’ampia libertà di movimento: aveva l’obbligo di non uscire dalla regione e di rientrare a casa ogni sera. Poche ore dopo la notifica del provvedimento della procura generale di Milano, che ha preso atto del ‘fine penà accertato dall’ufficio del riesame di Firenze, Sofri è partito per l’Isola del Giglio, dove, insieme al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, ha assistito ai soccorsi e al dramma del dopo naufragio della nave della Costa Crociere, che poi ha raccontato in un articolo per Repubblica. A carte ormai svelate, oggi ha preferito non parlare con chi è andato a suonare il campanello della sua casa colonica a Tavarnuzze, all’Impruneta, sulle colline attorno a Firenze. «Come sto? – si è limitato a rispondere – Sto a modo mio, ma non parlo. Magari tornate fra qualche giorno. Vi offrirò un caffè, niente di più, mi spiace». La liberazione di Sofri sarebbe dovuta avvenire a febbraio, ma è stata anticipata dopo la sua richiesta di avvalersi dell’ultima riduzione di pena di 45 giorni, uno sconto che i detenuti ‘maturanò per buona condotta ogni sei mesi. Sofri nel 1997 venne condannato a 22 anni di reclusione insieme a Pietrostefani e a Bompressi: ad accusarli fu Marino. Le loro vicende da detenuti, però, sono state molto diverse: Bompressi ha ottenuto quella grazia che Sofri non ha mai chiesto; Pietrostefani è latitante, mentre per Marino il reato venne subito dichiarato prescritto. Sofri si è sempre dichiarato innocente; l’accenno più diretto alla questione lo fece nel libro in cui ricostruì il processo per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta in questura a Milano durante le indagini sulla strage di Piazza Fontana. L’ex leader di Lotta Continua scrisse di sentirsi «corresponsabile» moralmente dell’uccisione del commissario di polizia «per aver detto e scritto, o aver lasciato che si dicesse o si scrivesse: Calabresi sarai suicidato». Se Sofri e familiari oggi si sono trincerati dietro parche parole e un atteggiamento apparentemente imperturbabile – «Siamo contenti, non c’è altro da dire», è stato l’unico commento del fratello, Gianni – Bompressi non ha nascosto la gioia: «È una notizia che aspettavo da molti anni. Adesso potremo vederci più spesso e senza troppi impedimenti. Ci siamo sentiti molte volte in questi anni. Ma ora sarà diverso». «Ho sempre creduto – ha commentato, da parte sia, la vedova Calabresi – che la verità e la giustizia sarebbero state il risarcimento più grande: siamo riusciti a ottenerle entrambe, grazie all’impegno di magistrati coraggiosi e scrupolosi, e le sentenze sono state rispettate. Non posso poi non notare – ha aggiunto Gemma Capra – come in questi ultimi anni le Istituzioni abbiano mostrato un’attenzione e un rispetto nuovi verso le vittime del terrorismo e delle stragi, a partire dalla celebrazione del Giorno della Memoria. A maggio saranno passati ben quarant’anni dalla morte di mio marito: oggi il Paese ha il dovere di guardare avanti – ha concluso – e io continuerò ad impegnarmi per tenere vivo il ricordo».

Adriano Sofri è tornato libero a quasi 40 anni dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi (17 maggio 1972), che era stato accusato da Lotta Continua di essere il responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano; un delitto per il quale Sofri viene arrestato 15 anni dopo, ma di cui si è sempre proclamato innocente seppure condannato definitivamente dalla Cassazione a 22 anni di carcere. Nel 2009 nel libro «La notte che Pinelli» Sofri ha scritto di sentirsi «corresponsabile» moralmente «per aver detto e scritto, o aver lasciato che si dicesse o si scrivesse ‘Calabresi sarai suicidato’ ». L’ARRESTO – Avviene il 28 luglio del 1988; l’accusa è di essere uno dei mandanti dell’omicidio del commissario. Con Sofri finiscono in carcere anche Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, dopo la confessione di questo ultimo. I PROCESSI – La prima sentenza è del 2 maggio 1990. Sofri, Pietrostefani e Bompressi sono condannati a 22 anni, Marino ad 11 anni. La condanna sarà confermata in appello, ma annullata con rinvio dalla Cassazione. Il secondo appello si conclude con l’assoluzione, ma anche questa sentenza viene annullata dalla Cassazione. Il processo viene rifatto e si torna ad una condanna a 22 anni (prescrizione per Marino). Stavolta la Cassazione rende definitiva la sentenza il 22 gennaio 1997. I RICORSI SUCCESSIVI – Il 18 marzo 1998 la Corte d’appello di Milano respinge la richiesta di revisione. E lo stesso faranno le Corti d’appello di Brescia e Venezia dopo due annullamenti e altrettanti rinvii da parte della Cassazione. Sofri torna in carcere, Bompressi si costituisce e il 29 marzo ottiene il differimento per motivi di salute. Pietrostefani è latitante in Francia. Il 5 ottobre 2000 la prima sezione penale della Corte di Cassazione rigetta il ricorso e la condanna diventa definitiva. L’11 giugno 2003 anche la Corte europea dei diritti dell’uomo respinge la richiesta di revisione del processo. GRAZIA, LAVORO E SALUTE – Bompressi chiede la grazia (Sofri no, ma un’istruttoria viene aperta lo stesso) che, dopo un contenzioso tra il presidente Carlo Azeglio Ciampi e il ministro della Giustizia Roberto Castelli, gli sarà concessa il 31 maggio del 2006 dal nuovo inquilino del Quirinale Giorgio Napolitano. Intanto, a giugno del 2005 Sofri è autorizzato al lavoro esterno presso la Normale di Pisa e il 26 novembre 2005 è operato per un’emorragia all’esofago. Resta a lungo in prognosi riservata e gli viene concesso il differimento della pena. Proprio per ragioni di salute il 2 luglio del 2007 gli viene concessa la detenzione domiciliare. Seguono dei permessi per poter assistere la sua compagna Randi Krokaa, che poco dopo muore.

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