Elder accoltellò Cerciello fino a quando il Carabiniere non lo lasciò

Roma – “Elder, per sua stessa ammissione, andava all’appuntamento armato di un coltello militare le cui dimensioni e potenzialita’ offensive lo rendono pacificamente uno strumento atto a cagionare la morte ed ha ammesso di aver continuato a colpire la persona che lo aveva fermato sino a quando non aveva lasciato la presa sul suo corpo e che quando aveva cominciato a colpire l’uomo aveva urlato”. E’ quanto riportato nell’ordinanza di conferma del fermo e di custodia cautelare in carcere, del gip Chiara Gallo, indirizzata ai due americani responsabili della morte a Roma del vicebrigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega. “L’insieme di tali circostanze- prosegue il gip- da un lato escludono che Elder non abbia compreso che i due che tentavano di fermarlo fossero dei poliziotti dall’altro appaiono comunque del tutto incompatibili con i presupposti della legittima difesa posto che ben 8 coltellate al torace (11 i colpi poi confermati dall’autopsia, ndr) sono state sferrate contro un uomo disarmato (‘Mentre mi teneva fermo non ha mai estratto la pistola’) che evidentemente gia’ dopo i primi colpi era in difficolta’ in assenza di una vera e propria aggressione e durante il compimento di un’azione delittuosa per la cui riuscita Elder si era premurato di presentarsi armato di coltello”, aggiunge il gip. L’arma e’ stata poi ritrovata nell’albergo dove alloggiavano Elder Finnegan Lee e Natale Hjorth Gabriel Christian: “Le fasi della perquisizione del sopralluogo eseguito all’interno della stanza- si legge nell’ordinanza- consentivano di rinvenire all’interno del controsoffitto un coltello che da preliminari test e specifici risultava intriso di sostanza rossastra di natura ematica, nonche’ indumenti indossati da due ragazzi nelle diverse fasi delittuose degli stessi poste in essere”.