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Enea, microbi benefici al servizio di agricoltura e ambiente

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    Enea, microbi benefici al servizio di agricoltura e ambiente –

    “Riparare la Terra” con l’aiuto di microbi ‘benèfici’, in grado di migliorare resa e qualità delle colture, ma anche di contrastare l’impoverimento dei suoli, bonificare terreni contaminati e ridurre l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e pesticidi ed anche  per de-contaminare i suoli inquinati da attività estrattive.

    In occasione della Giornata Mondiale della Terra , incentrata su “Restore Our Earth” (ripariamo la Terra), ricercatori dell’Enea hanno presentato i risultati di tre progetti (pubblicati su Microorganisms – MDPI) che prevedono l’utilizzo di comunità di microrganismi, per la rigenerazione sostenibile dei suoli. Ad oggi, infatti, circa 1/4 della superficie terrestre è già stata danneggiata e ogni anno vengono persi oltre 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile, causando la perdita di produttività di circa il 25% della superficie globale. Un danno gravissimo tenuto conto che nel suolo è custodito oltre il 25% della diversità biologica mondiale ed è al suolo che è legato il ciclo di vita di oltre il 40% degli organismi viventi.

    Nell’ambito del progetto SIMBA, finanziato dal programma Horizon 2020, nei laboratori dell’Enea sono state sviluppate comunità di microbi benèfici, quasi dei ‘cocktail’ di batteri e funghi mettendo insieme microrganismi promotori della crescita delle piante (i cosiddetti Plant Growth Promoting Microorganisms, PGPMs) selezionati a seguito di una sistematica rassegna di letteratura e della loro capacità di coesistere in vitro. La combinazione di consorzi microbici con composti naturali bioattivi (idrolizzati proteici di origine vegetale, selezionati nello studio) e l’uso di idonei ammendanti (identificati nell’ambito del progetto) consentiranno di incrementare la fertilità del suolo e migliorare resa e qualità delle colture.

    “Questi consorzi microbici multifunzionali – sottolinea Annamaria Bevivino responsabile Laboratorio ENEA di Sostenibilità, qualità e sicurezza dei sistemi agroalimentari – rappresentano un’alternativa sostenibile all’uso di pesticidi e fertilizzanti convenzionali, in quanto sono in grado di svolgere diverse funzioni, tra cui la fissazione dell’azoto e la solubilizzazione del fosforo nei terreni, favorendo lo sviluppo delle piante e rafforzando la resilienza del suolo agli stress.

    “Le sperimentazioni in serra e in pieno campo effettuate anche in carenza di acqua e con diversi livelli di concimazione – aggiunge –  hanno dato risultati promettenti sulle colture di pomodoro, mais e grano, con produzioni equiparabili a quelle ottenute con i fertilizzanti di uso comune”.

    Ma non solo. Secondo i ricercatori,  le comunità di microbi possono dare un aiuto concreto per le coltivazioni nelle aree semi-aride e aride del Mediterraneo (Italia, Giordania, Cipro, Grecia e Algeria) come ha dimostrato il progetto EranetMed Supreme, coordinato dall’Università di Cagliari, presso il sito di Al-Ghweir, in Giordania, dove sono stati utilizzati ceppi provenienti dalla rizosfera di piante locali spontanee.

    La sperimentazione, effettuata sull’orzo, principale coltura del luogo,  ha dimostrato che sotto stress idrico i batteri sono in grado di sostenerne vitalità e crescita, agendo come biofertilizzanti.

    “Questo approccio – afferma Chiara Alisi del Laboratorio ENEA di Osservazioni e misure per l’ambiente e il clima –  che stiamo utilizzando anche nell’ambito della sperimentazione in campo aperto tuttora in corso, incentrato sulla biodiversità del suolo locale, può essere sfruttato per una duplice finalità. Da un lato, per migliorare le produzioni agricole tradizionali, danneggiate dalle scarse funzioni biogeochimiche dei suoli e dall’impiego intensivo di fertilizzanti e risorse idriche, dall’altro per promuovere colture innovative ad alta qualità nutrizionale”.

    Le attività condotte dall’Enea nei siti di Al-Ghweir e di Ingurtosu, sito minerario, in Sardegna (con i progetti Umbrella” e “SMERI”)  sono state presentate nell’ambito del Global Symposium on Soil Biodiversity della FAO che si è concluso ieri a Roma.

    R.L.

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