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Esce l’abbecedario delle “parole che uccidono” nell’uso dei media

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“Quello delle parole e del loro potere è un tema cruciale nella società di oggi. Lo è sempre stato, a dispetto di chi pensa diversamente. Ma nella società atomizzata e dominata dalla comunicazione pervasiva e tentacolare del web 2.0.lo è ancora di più. Da molto, agli osservatori casuali, ma anche a una parte del mondo accademico, le parole si mostrano usurate dalla marea montante delle informazioni di massa. La parola dell’informazione, la parola letteraria, la parola della poesia, le parole in genere, sembrano aver abdicato al loro ruolo millenario. Dissimulate in mille travestimenti, schiacciate e umiliate dalla forza delle immagini, dai social network che ci seguono costantemente anche incamera da letto. Perciò, come in ogni processo di assuefazione, chi usa le parole, reagisce nei modi più disparati: con una escalation di grida e urla; rifugiandosi nella forma o nell’immaginario collettivo che tutto liquefa”. Così il giornalista di Tv2000 e docente di Teoria e tecnica della comunicazione Luigi Ferraiuolo introduce “Le parole che uccidono” (edito da Guida), l’abbecedario di cui è curatore e nel quale ha incluso tutte le voci che i media rendono aggressive a chi le ascolta e, al tempo stesso, sviliscono. Tra i termini c’è quello dell’Aids in cui si affronta il tema del preservativo proprio oggi al centro del dibattito mediatico con la pubblicazione di “Luce del mondo”, il libro che raccoglie la conversazione di Benedetto XVI con il giornalista e scrittore tedesco Peter Seewald e in cui è scritto che il profilattico “non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità”. “Un caso specifico del problema comunicativo sull’Aids è la strategia di contrasto – scrive in questa direzione il giornalista dell’Eco di Caserta Nazareno della Valle, uno degli undici estensori dell’abbecedario -. E come questa strategia sia bloccata dalle divergenze di vedute tra Nazioni e multinazionali del farmaco. Lo stesso scontro aumenta la confusione, non si capisce poi quanto consapevolmente. Emblematica, in questo caso, è l’acrimonia dei media internazionali intorno alle dichiarazioni del Papa di turno, come con Benedetto XVI, nel marzo 2009. La posizione vaticana, infatti, da sempre è contro l’esclusivo utilizzo dei condom per salvare i malati di Aids in Africa. Ma non si tratta, nel caso specifico, di una posizione ‘ordinata’ dalla fede (per i credenti, tra l’altro, i dettami sulla morale riguardanti a esempio la sessualità non sono un insegnamento dogmatico e quindi questione difende. I media perciò sbagliano di grosso quando definiscono questione religiosa quella del condom). Ma di un consiglio pratico che nasce dall’esperienza sul campo dei preti, delle suore e dei volontari cattolici. Di tutto ciò, però, non emerge nulla sui media nazionali e stranieri”. Varie le voci su cui l’abbecedario fa riflettere: da eutanasia a testamento biologico, da berlusconismo a velina. E c’è anche la voce Aido, l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule, a cui sono devoluti i diritti d’autore del libro.

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