Il femminicidio è ancora una realtà

Il femminicidio è ancora una realtà. 60enne uccide la moglie con 30 coltellate. Gelosia per l’amicizia con un’amica.

Aveva da poco compiuto gli anni. Una figlia incinta ed un rapporto di amicizia che non piaceva al marito. E’ morta così Letizia Primiterra. Per mano di un uomo dal quale aveva chiesto da poco la separazione. Francesco Marfisi, di Lanciano, è stato fermato dai Carabinieri con l’accusa, e la confessione dello stesso, di aver ucciso la moglie e l’amica Laura Pezzella.

FRANCESCO MARFISI, LETIZIA PRIMITERRA, LAURA PEZZELLA

FRANCESCO MARFISI, LETIZIA PRIMITERRA, LAURA PEZZELLA

Nel primo pomeriggio di mercoledì scorso Marfisi si reca in Via Zara a Ortona, nel Chietino, dove la donna era stata ospitata da un’amica. Fra la coppia erano, infatti, in corso le procedure di separazione. L’uomo suona al campanello chiedendo di poter parlare con la moglie. Ma Letizia non sa che sta andando incontro alla morte. Una volta scesa nell’androne del palazzo il marito la pugnala mortalmente con 30 coltellate. Poi, urlando “Ora vado ad uccidere anche l’altra”,  si dirige verso la casa di Laura Pezzella, l’amica 33 enne. Ed una volta giunto nell’abitazione della donna, nella contrada Tamarete, commette il secondo omicidio. La colpisce con un fendente alla gola che non le lascia scampo. Marfisi, con i pantaloni e la camicia insanguinati torna in Via Zara, forse con l’intenzione di uccidere anche l’amica che ha ospitato la moglie. Ma una volta arrivato nel luogo dove ha commesso il primo omicidio, trova i Carabinieri che lo fermano e lo conducono nella caserma di Ortona. Nella sua auto sono stati trovati due coltelli intrisi di sangue.

All’origine del gesto ci sarebbe la gelosia per quel rapporto di amicizia con l’amica che credeva fosse qualcosa di più. Sulla scena del primo delitto c’era anche la figlia della coppia, 25enne, incinta al 5° mese di gravidanza, che ha provato a fermare la furia omicida del padre. Fortunatamente non sembra aver riportato ferite anche se è stata portata in ospedale per accertamenti.

Un appello, quello di Letizia, che non era stato ascoltato. La donna, infatti, si era rivolta a diverse Associazioni per segnalare di essere vittima di maltrattamenti. Aveva paura del marito. “Qualcosa non ha funzionato” dice Francesca Di Muzio, presidente del centro antiviolenza Donn.è: “Dobbiamo capire dove non è stata compresa”. “Non l’abbiamo presa in carico direttamente noi, quindi conosco la vicenda per quanto mi è stato riferito. Ma esiste una rete tra le Associazioni ed evidentemente in questo caso qualcosa non ha funzionato, specialmente a livello di valutazione del rischio. Dobbiamo ripensare il modo di lavorare, di fare formazione dei nostri operatori. Gli strumenti per prevenire ci sono, ma dobbiamo evidentemente pensare ad una attenzione maggiore. I casi di violenza non sonno semplici. E comunque non esiste il raptus. Quello di oggi è l’epilogo tragico di uno schema che si ripete in molti casi di femminicidio”.

Martedì Letizia aveva compiuto 47 anni. Su Facebook aveva pubblicato la foto di una felpa con su scritto: “ 47 anni Fantastico” e “Le leggende sono nate ad aprile”. Il primo commento è stato proprio dell’amica uccisa, Laura Pezzella: “Auguri di buon compleanno”.  Letizia parlava e disiderava solo serenità. Un sogno che aveva manifestato con un post pubblicato il 3 aprile scorso: “Come un bambino aspetto quel regalo atteso che la vita mi deve da tempo ormai.. quel qualcosa chiamato serenità”.

Silvia Roberto