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Il 15 dicembre incontro “Le donne nelle professioni liberali”

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Le donne sono il 41%, ma sono meno pagate, abbandonano prima la professione e sono tenute lontane dai ruoli di vertice Avvocato Fabrizio Bruni: “Un’impostazione culturale che deve essere superata, perché incostituzionale ed economicamente negativa” Interverrà all’incontro il Ministro Elsa Fornero Il 15 dicembre si terrà l’incontro “Le donne nelle professioni liberali”. Il convegno è organizzato dall’Associazione degli avvocati romani e dal Centro Studi sul Diritto di Famiglia, e si svolgerà alle ore 13.00, presso la Sala Convegni della Chiesa Valdese, in via Pietro Cossa 42, Roma. Interverranno all’incontro Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, l’Avvocato Fabrizio Bruni, l’Avvocato Isabella Maria Stoppani, l’Avvocato Matteo Santini e il Professore Avvocato Giulio Prosperetti. Durante l’incontro verranno presentati i dati di una recente indagine del Consiglio Nazionale Forense, che mettono in evidenza i cambiamenti che stanno interessando l’universo dell’avvocatura, investita negli ultimi anni da una marcata femminilizzazione, destinata ad accentuarsi nel prossimo futuro. Oggi il 41% degli avvocati italiani è donna, percentuale che cresce in modo significativo nella classe di età tra i 24 e i 29 anni, dove raggiunge addirittura il 58%. Si tratta di un incremento significativo, che ha fatto registrare una crescita repentina nel tempo: negli anni ’80 le donne iscritte agli albi forensi superavano appena il 6%, dopo un decennio erano di poco superiori al 20%, per arrivare a superare il 40% solo nel 2005. Nonostante la maggiore presenza femminile, continuano a sopravvivere ancora quei modelli di carriera tradizionali che ‘tengono fuori’ le donne dai ruoli di vertice, rilegandole, spesso, a ruoli più marginali. Le donne avvocato sono titolari di studi in misura nettamente inferiore rispetto agli uomini, in rapporto 1 a 4, e lavorano preventivamente in qualità di collaboratrici o dipendenti presso studi legali. Anche a parità di mansione, le donne percepiscono stipendi nettamente inferiori: una donna avvocato percepisce circa il 58% in meno rispetto ad un collega uomo.

Se il matrimonio è oggi sempre meno un ostacolo per la carriera femminile, la maternità continua a condizionare le scelte professionali delle donne, molte delle quali decidono di lasciare la professione. Il tasso di abbandono femminile è in media di circa il 31%, contro il 18% fatto registrare dai colleghi maschi. Nei primi 5 anni di attività 117 donne su 1000 abbandonano la professione forense, a fronte di 68 uomini su 1000. “Mentre alcuni Ordini, come quello di Cagliari, hanno promosso importanti azioni positive per agevolare il lavoro delle donne avvocato, a Roma tutto tace, tanto è vero che tra gli avvocati iscritti a Roma nel 2010, le avvocate che hanno abbandonato l’attività soprattutto per l’impossibilità di conciliare la professione con la famiglia e nello specifico con la maternità, sono quasi il doppio dei colleghi uomini che hanno fatto la stessa scelta sono il doppio, in particolar modo nei primi 5 anni di anzianità professionale. – ha dichiarato l’Avvocato Francesca Nobili – Per questo vogliamo aprire un confronto serio con l’Ordine di Roma, con l’Istituzioni e con il Ministro per intervenire con urgenza. E’ necessario favorire e sviluppare azioni positive, rimuovendo ogni ostacolo che limiti di fatto l’uguaglianza tra uomini e donne, valorizzando nel contempo le differenze di genere. In alcune realtà italiane, i Consigli dell’Ordine si sono dimostrati, in tal senso, particolarmente “virtuosi”. Al contrario, nell’ambito forense romano (ove la presenza femminile corrisponde al 43% del totale degli iscritti all’Albo) in questi anni, a fronte di grandi promesse, nessuna significativa azione positiva ha dato riscontro alle necessità e richieste della parte femminile (ma non solo) dell’Avvocatura”. “Le possibilità di avanzamento professionale continuano a poggiare sulla disponibilità di face- time, concetto introdotto da Irwing Goffman per indicare le ore passate in ufficio non tanto per far fronte a scadenze lavorative pressanti o impreviste, quanto per guadagnare maggiore visibilità agli occhi dei colleghi e dei clienti. – Ha dichiarato l’Avvocato Fabrizio Bruni, Presidente dell’Associazione degli Avvocati Romani – Quest’impostazione culturale deve, però, essere superata. La disparità di retribuzione non a parità di mansione non ha giustificazione, così come il tenere le donne lontane da posizioni importanti, e ciò è altresì incostituzionale, in quanto ne viola l’articolo 37. A questo si aggiunge una motivazione più strettamente economica, già posta in evidenza dalla dott.ssa Giovanna Biancofiore, esperta in matematica attuariale della Cassa Forense: il permanere delle differenze reddituali attualmente esistenti tra i due sessi potrebbe condurre, oltre che a una riduzione media del PIL dell’avvocatura, soprattutto a squilibri finanziari molto gravi per l’Ente di Previdenza, che potrebbe non riuscire a coprire il finanziamento di pensioni troppo alte, perché calcolate su redditi dichiarati nel passato e riferiti per la maggior parte a uomini.”

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