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Il Primo Re

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Il film “Il primo Re”che narra la storia del fondatore della città di Roma, una città destinata a cambiare il corso della storia, si apre con i due gemelli già adulti che fanno i pastori e pascolano le loro greggi in una serenità  bucolica, quando all’improvviso, il destino, sconvolge le loro esistenze con una gigantesca esondazione del Tevere che li trascina via. Al loro risveglio sono presi come prigionieri dagli uomini di Alba Longa e portati in un campo di prigionia dove sono costretti a combattere durante un rituale sacro presieduto da una vestale, più simile ad una strega, che custodisce il fuoco sacro.

Il primo re

I due fratelli riescono a far scoppiare una rivolta e scappare via dall’accampamento portando con loro anche la vestale prigioniera assieme al Fuoco Sacro. Da questo momento Romolo, ferito durante il combattimento, peggiora le sue condizioni di salute e si eclissa, dando spazio al fratello Remo che conduce da protagonista gran parte del film. Durante la fuga si delinea subito un divario incolmabile tra i due fratelli l’uno, Remo, con caratteri feuerbachiani: “ogni uomo e Dio!”che gli fanno affermare:“Non abbiamo bisogno di dei”, commettendo il più grande dei peccati: la hybris ; e l’altro, Romolo, che si trascina agonizzante, che sente la necessità di credere in qualcosa di sovrannaturale e si sente investito di una missione da compiere nel nome degli dei. In Romolo si delineano i caratteri della pietas.

Il fratello Remo fa di tutto per difendere Romolo nel momento del bisogno e sente forte il legame della fratellanza e dell’essere il suo gemello arrivando ad affermare: “Guardatelo! lui è me!”. Ma Remo si abbandona a degli eccessi, non riconosce l’importanza degli dei, spegne il fuoco sacro, commette delitti, attacca gente inerme e cade in un vero delirio di onnipotenza. La figura di Remo, a questo punto, viene controbilanciata da Romolo, redivivo, che riaccende il fuoco sacro, protegge i deboli e fa quello che sente giusto secondo il volere divino, è lui viene scelto come re, il fuoco che era stato spento da Remo e che Romolo accende con umiltà e religiosità sembra segnare il suo destino. È il fuoco sacro a scegliere Romolo come il predestinato a compiere l’impresa.

Il film è concepito con realismo assoluto: vediamo le zone del Lazio, limitrofe a Roma, come sarebbero dovute apparire a quei tempi. Infatti, sappiamo che la zona era lacustre e malsana,ricca di vegetazione selvatica. Non a caso molte riprese sono state fatte in Sud America per ricreare quelle ambientazioni.

Nel film “il primo Re”, per quanto storico, mancano molti elementi narrati dagli storici latini come: la lupa e il “ficusruminalis”, il “SulcusPrimigenius” e la fondazione della città di Roma;la rappresentazione dell’interpretazione dei segni augurali presi dall’auguraculum, ecc. Quindi chi si aspettasse un film che segua i dettami degli scrittori classici come Tito Livio, potrebbe sentirsi un po’ spaesato.

Volutamente, nella sceneggiatura del film, non si è ripreso il testo classico degli storici latini poiché gli storici antichi hanno volutamente mitizzato la narrazione della fondazione dell’Urbe, mentre il film vuole essere realistico e rappresentare come era quel mondo prima della nascita di Roma e della civiltà romana.

Il film segue la scia cinematografica del realismo storico mostrando in modo quanto più effettivo come fossero gli abitanti che vivevano lungo le rive del fiume Tevere. Un film storico concreto e molto violento con scene di sangue e brutalità.

La lingua parlata è il protolatino, quindi un film che i molti seguiranno leggendo i sottotitoli, ma non per questo può dirsi noioso,infatti non mancano colpi di scena.

È un film tutto italiano che sembra seguire la scia dei film “La Passione di Cristo” del 2004 girato da Mel Gibson e “Apocalypto” del 2006 sempre di Mel Gibson. Sappiamo che Gibson per il film “la passione di Cristo”si è avvalso del prete gesuita statunitense William Fulco, che ricostruisce l’aramaico miscelando siriaco ed ebraico con elementi contenuti nel biblico Libro di Daniele.

Infatti come Gravino ha asserito ad Agi: “Siamo andati a rivedere quei film per capire se quel sound, quell’idea di immersione totale, avesse una sua potenza. Ed è così: la lingua aiuta lo spettatore a sganciarsi per due ore in maniera assoluta e definitiva, a immergersi totalmente nel film”.

Come Gibson, anche Gravino ed il suo Team,hanno interpellato degli studiosi, sono stati supportati da degli esperti linguisti dell’Università La Sapienza di Roma che hanno spiegato loro come chi abitava i villaggi laziali al tempo di Romolo e Remo parlasse una lingua piena di contaminazioni linguistiche e dialettali che vanno a creare il latino arcaico del terzo secolo avanti Cristo.

Gravino ha spiegato ad Agi come è nata l’idea di produrre un intero film in lingua originale: “Volevamo essere realistici il più possibile per cui siamo partiti dall’idea di far tradurre la nostra sceneggiatura in latino. Poi però ci siamo interrogati su come si esprimessero i popoli laziali dell’VIII secolo avanti Cristo e lo abbiamo chiesto a un gruppo di linguisti dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma”.

Quindi Gavino ed il suo team per rendere più realistico e consono ai tempi in cui si ambienta il film, si sono  basati sul latino arcaico, il proto-latino di cui si conosce la struttura, integrata con parole ed espressioni degli etruschi e degli osci.

Emiliano Salvatore

 

 

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