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Il risultato dei Trattati di Roma

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Il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma è trascorso tra molte paure e un sistema di sicurezza imponeste che sembra aver funzionato molto bene. Anche i manifestanti che sono giunti nella capitale non hanno dato problemi alle forze dell’ordine e tutto si è svolto all’insegna della civiltà, anche se i cortei erano molto diversi tra loro per le ideologie sull’Unione europea. Forse si potrebbe dire troppo rumore per nulla, ma la prudenza e le precauzioni prese dalle forze dell’ordine e dal servizio d’intelligence sono servite a buon esito dell’evento.

Le nozze di diamante tra i paesi dell’Unione europea sono state celebrate sicuramente con meno veemenza e serenità delle nozze d’oro del decennio precedente. Basti pensare che per il cinquantesimo anniversario c’era ancora molto più ottimismo ed il Regno Unito faceva ancora parte dell’Unione.

Fa riflettere che appena nel 2007 in occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma, ci furono festeggiamenti in tutti i paesi facenti parte dell’Unione, giungendo al suo culmine nella città di Berlino dove si  incontrarono i  capi di Stato e di governo per un vertice informale, in cui fu approvata la Dichiarazione di Berlino il cui testo non ha mai fatto esplicito riferimento alla costituzione per nome, ma si è limitato a citare un “raggiungimento di una base comune”. La Dichiarazione di Berlino è stata determinante al raggiungimento del Trattato di Lisbona, che fu redatto per sostituire il vuoto creato dal no dei referendum Francese ed Olandese sulla Costituzione europea.

I tempi sono cambiati: l’Ue del 2017 non è quella del 2007 ed essa si trova ad un bivio con la crisi finanziaria e gli incessanti flussi migratori sempre in crescita e l’incapacità di gestirli al meglio. Queste problematiche economiche ed umanitarie, ma anche allo stesso tempo di protezione dei confini, gettano una luce negativa sull’Unione europea mettendo in risalto i suoi difetti. Il Regno Unito tra pochi giorni formalizzerà la sua uscita dall’Unione europea stendendo un velo di tristezza sulla sua sesta decade. Mai come oggi il concetto d’unificazione europea trova così tanta avversità,  mettendo indubbio il suo sistema e  i suoi valori. Perché la gente, i cittadini dell’Unione, lottino per l’UE e credano nei suoi valori, è necessario che ci debba essere una identificazione in essa. Si debba riuscire a comprendere quanto l’Unione europea abbia dato, quanti vantaggi ci siano ad esserne parte. Ma oggi si è concentrati a vedere nell’Unione un nemico che soffoca gli  Stati membri, come se fossero dei suoi vassalli.

Nel 1957, quando furono firmati i Trattati di Roma, il vecchio continente era uscito da una devastante guerra e per la prima volta gli europei non dovevano più vedere negli  Stati vicini dei nemici. La creazione di un Europa nuova, diversa, con una promessa di pace, sicurezza, sviluppo, appariva all’epoca già come un miracolo.  Tutte speranze e promesse mantenute almeno fino ad un decennio fa. Con lo scorrere del tempo sembra essere sparito tutto il merito dell’Unione europea. Sembra che ora che è in difficoltà tutti vogliano tornare allo stato nazionale. Uscire dall’Unione oggi può comportare comunque un nuova crisi economica e uno stato nazionale riflette lo spettro di una eventuale guerra all’interno del continente.

I vantaggi, nonostante gli svantaggi che tutti conosciamo, ci sono comunque stati : la possibilità di viaggiare in tutti i Paesi dell’Unione, studiare all’estero, pagare meno per i trasporti, l’eliminazione del roaming con il risultato di pagare gli stessi costi all’interno dell’UE,  mobilità lavorativa, avere due anni di garanzia su un prodotto in tutto il territorio dell’Unione con il diritto di recesso, assistenza sanitaria gratuita in tutto il territorio, maggiore tutela sui controlli alimentari, un’unica moneta che facilita gli scambi. L’Italia, avendo una industria di conversione, deve comprare le materie prime all’estero e questo potrebbe portare un aumento dei prezzi qualora uscissimo dall’UE.

Senza ombra di alcun dubbio l’Unione europea ha molte debolezze strutturali che si porta dietro da tempo. in questi ultimi anni, aggredita dalle varie crisi che si stanno susseguendo, essa mette a nudo queste debolezze che in ne minano l’integrità.

Come ha sostenuto il capo dello stato Mattarella: “Con la firma della dichiarazione di Roma inizia una fase costituente non eludibile per un rilancio effettivo. Per affrontare le prove che l’Unione Europea è già oggi chiamata ad affrontare, quella economico-finanziaria, quella migratoria, le crisi ai nostri confini orientale e mediterraneo, il terrorismo, prima che il cambiamento diventi ingovernabile”. […]Ripensare e ridefinire l’attuale architettura europea, con la riforma dei Trattati. Non sarà semplice, ma con la firma della dichiarazione, oggi a Roma inizia una fase costituente non eludibile per un rilancio effettivo. […] I prossimi dieci anni saranno cruciali, avverte il capo dello Stato, la “finestra di opportunità non sarà aperta per sempre”.

Tusk, il presidente del Consiglio Europeo (l’organismo che riunisce i leader), ha ricordato che: “Per milioni di persone l’Ue non è stata slogan astratti, procedure o regolamenti, ma la garanzia di libertà, dignità e indipendenza. Non un sogno, ma una realtà. L’Europa o sarà unita o non sarà. Solo così potrà preservare l’indipendenza, la sovranità e la libertà per tutti i cittadini”.

Le parole chiave della Dichiarazione di Roma sono: Unità, sicurezza, prosperità e sostenibilità, non solo per l’UE ma anche per i paesi a essa vicini, la possibilità che alcuni Stati possano procedere più velocemente di altri ed una Europa forte sul contesto mondiale.

Nella Dichiarazione di Roma si mettono in luce le principali problematiche che hanno afflitto l’Unione europea in questi tempi. Non meno importante è la perdita di centralità del nostro continente; non a caso  ha sintetizzato l’ex capo della Commissione europea Romano Prodi a Montecitorio parlando di fronte ai presidenti dei Parlamenti di tutta l’Unione la settimana scorsa, “stiamo inseguendo la Cina e gli Stati Uniti. Apple, Google, Amazon, Ali Baba. Potrei continuare a lungo senza citare nessun nome europeo”. Romano Prodi ha evidenziato come l’Italia nel 1500, pur essendo stata all’avanguardia in tutti i campi, non ha avuto una posizione dominate rimanendo irrilevante  perché  non era  unita. “Questa non è l’Europa che vogliamo, questa non è l’Europa per i nostri figli. Vogliamo continuare in questo modo? Vogliamo essere irrilevanti nel futuro? Abbiamo bisogno di altre umiliazioni? Abbiamo bisogno di essere umiliati ancora di più? Abbiamo bisogno di altre sconfitte per capire?”.

Secondo E. Letta, con la dichiarazione di Roma si è fatto “una passo in avanti. Per i contenuti della dichiarazione e per il fatto che sia stata sottoscritta da tutti i 27: non era scontato”, in particolare, per “la piccola apertura a un’Europa a più velocità. E quella a un’Europa ‘sociale’, sensibile alle necessità e alle istanze delle fasce più marginali e finora trascurate”.

La Dichiarazione di Roma: http://www.governo.it/sites/governo.it/files/documenti/documenti/Approfondimenti/EU60/RomaDichiarazione_it17.pdf

Emiliano Salvatore

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