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La distorsione dell’informazione sulla Corea del Nord

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«La Corea del Nord è uno dei pesi più pacifici del mondo e il modo in cui la stampa italiana sta trattando questa crisi internazionale fornisce una misura precisa del livello di distorsione dell’informazione a cui può arrivare». Queste sono le parole di Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS, contenute nel suo editoriale pubblicato il 5 settembre sul giornale on-line Sicurezza Internazionale di cui è direttore.

Orsini spiega che il regime coreano tenta di diventare una potenza nucleare al solo scopo di difendersi e non di attaccare.

Questa considerazione prende le mosse dall’attentato alle Torri Gemelle. Dopo circa quattro mesi dal Ground zero,nel gennaio 2002, George W. Bush dichiara che l’Iraq, l’Iran e la Corea del Nord«e i terroristi loro alleati, rappresentano un asse del male, che si arma per minacciare la pace nel mondo» aggiungendo che al fine di preservare tale pace diviene lecita la strategia di attacco preventivo nei confronti di questi “stati canaglia”. A maggio dello stesso anno il Sottosegretario di Stato John R. Bolton, in un discorso meno noto “oltre l’Asse del Male”, cita altri tre stati canaglia come amici del terrorismo: Libia, Siria e Cuba.

La necessità della Corea del Norddi dotarsi di un arsenale nucleare si basa sugli eventi successivi a tali discori: l’impiccagione del dittatore iracheno Saddam Husseinnel dicembre del 2006, e la barbara uccisione del dittatore libico Mu’ammar Gheddafi nell’ottobre del 2011.

Sono questi eventi che hanno indotto la Corea del Nord alla conclusione che sia necessario diventare una potenza nucleare se ci si vuole difendere da un paese, gli Stati Uniti, che demoliscono gli stati canaglia, e nel caso della Corea del Nord l’interesse alla loro eliminazione è abbastanza chiaro: «gli Stati Uniti non tollerano che la Corea del Nord sviluppi la bomba atomica perché hanno progettato di espandersi nel Pacifico a danno della Cina e non vogliono che Pechino si ritrovi con un alleato strettissimo che sia anche una potenza nucleare». Queste sono, secondo Orsini, le mire che sottendono alle attuali prese di posizione dell’America che dovrebbe rinunciare ai suoi progetti espansionistici.

Gli Stati Uniti stanno seminando il terrore di un attacco nucleare da parte della Corea del Nord per giustificare un aumento della presenza militare vicino alla Cina e alla Russia e ciò che temono «è di trovarsi in una condizione di subordinazione politica nei confronti di Kim Jong-un in un’area del mondo in cui vogliono dominare piuttosto che essere dominati», dice ancora Orsini.

A questo punto gli scenari possibili potrebbero essere due: gli Stati Uniti e la Corea del Nord ristabiliscono un dialogo con l’impegno congiunto di rispettare il “doppio stop” proposto dalla Cina che ha tutto l’interesse a mantenere l’attuale regime di Pyongyang, suo principale alleato politico e partner economico, costringendo la Casa Bianca a rinunciare alla riunificazione delle due coree.

L’alternativa è la guerra, che Kim Jong-un continua a sostenere di non volere. Sarebbe inverosimile che il dittatore coreano auspicasse una guerra tra il suo paese e gli Stati Uniti, i quali dispongono di 7.400 bombe atomiche, di cui 2.400 pronte al lancio e 5.000 stoccate in magazzino anche se non è disposto a rinunciare al nucleare che ritiene essere la chiave della sicurezza del suo paese.

Lo scenario sarebbe quello di una guerra catastrofica in cui il colosso militare americano si troverebbe a dover combattere contro la Cina di Xi Jinping e la Russia di Putin, i quali hanno più volte ribadito di volersi schierare al fianco della Corea del Nord nel caso siano gli Stati Uniti ad attaccare per primi, e in cui la sorte peggiore toccherebbe alla popolazione della Corea del Sud.

(Fonte: Sicurezza Internazionale)

Elena Martinelli

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