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La Greppia europea (e noi pagamo…)

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Presto andremo al voto per l’Europarlamento. E’ bene sapere che un europarlamentare italiano percepirà, da eletto, un lordo fra stipendio e indennità varie e assortite che supera i duecentomila euro l’anno. Non ho idea di quante tasse paghino allo Stato Membro e se le paghino, ma la sproporzione con uno stipendio normale rimarrebbe comunque impressionante.

A questa lotteria della cuccagna partecipano candidati dei vari partiti italiani. A scorrere le liste c’è da imparare molto: ad esempio il PD piazza al nordovest il “cinese”, Sergio Cofferati, al centro Sassoli (ex candidato alle primarie per le comunali capitoline del 2013) e l’immarcescibile Bettini plus Gasbarra. Come dire corsi e ricorsi. Al Sud tocca a Gianni Pittella, ex candidato alle primarie del PD per la segreteria, ed alla Picierno che già siede alla Camera. Nelle Isole invece tocca a Renato Soru, già visto come governatore sardo.

Altro acquario interessante sono le liste “azzurre” di FI con Comi e Ronzulli (famosa, quest’ultima, per la sua presenza in aula a Strasburgo con la figlia in fasce) e Iva Zanicchi, ugola buona anche per le fredde latitudini nordiche, Roma offre invece Ciocchetti, Guzzanti padre, Mussolini e l’insospettabile Fabio Armeni, già assessore della giunta Polverini alla regione Lazio. Al sud il duo Fitto & Mastella (come dire Simon & Garfunkel), il nuovo che avanza insomma, mentre NCD si supera con Scopelliti candidato (e condannato).

La Lega ve la risparmio, mentre spendo due righe per i grillini che, con 35 mila votanti autocertificati, si preparano a conferire le succitate prebende a gente che prende meno di trecento preferenze, dopo essere riusciti nell’impresa di piazzare madre e figlio fra i due rami del parlamento nazionale (Simeoni al senato e Iannuzzi alla Camera). Prosit.

Fra i “revenant” di un passato prossimo, l’Italia dei Valori e Alemanno in campo con il partito della Meloni. Mi fermo qui per carità di patria.

Quello che è interessante è sapere cosa dovrebbe andare a fare un signore che prende duecentomila euro lordi l’anno: l’europarlamento è una componente del complesso procedimento legislativo comunitario, prepara il bilancio e lo approva, ma senza l’ok del Consiglio Europeo (leggasi il summit dei capi di stato e di governo) non si vota nulla, nomina la Commissione (ma sempre su proposta degli Stati Membri ossia dei citati leader) e fa altre cose di minore rilevanza.

Quello che è importante aver chiaro, quindi, è che senza l’accordo politico fra capi di stato e di governo il Parlamento, sulle questioni serie, soldi e poltrone, non si muove. Prova ne siano i periodici maldipancia inglesi, nonostante le condizioni finanziarie di miglior favore per il Regno Unito (clausola inglese), quando si tratta di aprire il portafoglio per delineare il quadro finanziario pluriennale che poi è alla base della programmazione dei fondi strutturali, i famosi fondi comunitari che l’Italia spende tanto male e con tanto ritardo.

A me invece, umile cittadino che paga le tasse che finanziano questo circuito di poltrone e nomine, non resta che chiedermi: perché devo pagare le prebende a dei signori che, senza un accordo politico stile ancien regime fra sovrani “democratici”, non decidono proprio nulla?

Chicca del giorno, in cauda venenum, per non piangerci sempre addosso: in Francia Hollande rifà il governo dopo la sveglia rimediata alle amministrative e ci infila l’ex compagna (nonché madre dei suoi quattro figli) Segolene Royal al ministero dell’ambiente. La signora si fa subito notare per l’amabilità: pare abbia imposto alle impiegate di coprirsi il decolleté, mentre un funzionario la precede ovunque si rechi per avvisare l’inclita (i dipendenti) di alzarsi in piedi, chez le ministre, mentre è fatto tassativo divieto ai coinquilini del piano nobile di parlare e muoversi per i corridoi quando madame consuma il pranzo. Chapeau. Tutto il mondo è paese, pare.

(Cosimo Benini)

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