Quantcast

La plastica inquina arrivando anche con la pioggia

Più informazioni su

    La plastica inquina arrivando anche con la pioggia –

    La plastica è ovunque sotto forma di particelle e microfibre che derivano da una cattiva gestione dei rifiuti o come sottoprodotti di processi industriali e di quelle attività umane che hanno un potenziale impatto sull’ambiente.

    Rifiuti di plastica che si consumano in mare in particelle infinitesimali, e plastica che, come fosse un elemento naturale, ad esempio l’acqua, è entrata nei cicli biogeochimici globali. La plastica è così diffusa nell’ambiente, ed anche nell’atmosfera, da rientrare nel ciclo dell’acqua e ritornare a noi sotto forma di pioggia.

    Numerose ricerche hanno rivelato grandi quantità di particelle di plastica nelle precipitazioni sulle Alpi, sui Pirenei ed anche nell’Artico, dimostrando che non solo la pioggia, ma anche la neve veicola queste microfibre trasportate su lunghe distanze dalle correnti atmosferiche e marine.

    La denuncia, non nuova, arriva ora da un altro studio americano pubblicato su Pnas.

    Recenti studi (Science 338) hanno evidenziato il ruolo determinante dell’atmosfera nel trasportare le microplastiche le strade, le emissioni marine, le attività agricole e le polveri generate sottovento rispetto ai centri abitati.

    L’inquinamento da plastica è una delle questioni ambientali e sociali più urgenti del nostro secolo e, considerando l’attuale tasso di aumento della produzione di plastica, circa il 4% annuo, dovrebbe essere prioritario, suggeriscono gli scienziati, capire sia le fonti di questo inquinante, sia il suo impatto nell’ambiente e nell’atmosfera in località remote.

    In questo lavoro, i ricercatori per testare le ipotesi delle fonti più probabili della plastica in atmosfera, hanno utilizzato modelli climatologici e di trasporto atmosferico, combinate con dati raccolti sul posto da osservazioni della deposizione di microplastiche in campioni di acqua piovana. I risultati mostrano che le microplastiche atmosferiche negli Stati Uniti occidentali derivano principalmente da fonti secondarie di riemissione, tra queste, le strade (84%), l’oceano (11%) e la polvere del suolo agricolo (5%).

    Seguendo, poi, i percorsi di trasporto dei modelli computerizzati, le fonti più probabili individuate, e importate dalla maggior parte dei paesi, sono l’ambiente marino e l’inquinamento atmosferico tradizionale nel quale giuoca un ruolo importante il carico della plastica dispersa nell’atmosfera.

    Secondo i ricercatori, la plastica, simile ai cicli biogeochimici globali, ora si muove a spirale intorno al globo con tempi di permanenza atmosferici, oceanici, criosferici e terrestri distinti. E, sebbene siano stati compiuti progressi nella produzione di polimeri biodegradabili, i dati suggeriscono che quelli non biodegradabili esistenti continueranno a circolare nei sistemi terrestri.

    “A causa delle limitate osservazioni e comprensione dei processi di origine – sottolinea Janice Brahney, Department of Watershed Sciences, Utah State University, Logan coordinatrice della ricerca – rimangono grandi incertezze sul trasporto, deposizione e attribuzione delle fonti delle microplastiche, pertanto – conclude – confidiamo nelle future ricerche per comprendere meglio il ciclo della plastica”.

    Rita Lena

    Più informazioni su