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La ragazza e i suoi disegni foto

Questa è la storia di una ragazza che fin da piccola amava disegnare. “Il mio gioco preferito” così lo definiva.  Le piaceva disegnare soprattutto figure femminili. Disegnare le metteva allegria, spensieratezza.

Diceva di possedere quella libertà che solo i bambini conoscono. Crescendo, capita di perdere quella capacità che appartiene solo ai più giovani.

Lo studio, il lavoro, le responsabilità. Semplicemente si cresce. Quella ragazza, diventando donna, abbandona il suo “gioco preferito”, il disegno, per intraprendere una brillante carriera da interprete.

Solo tre anni fa, dopo un periodo di forte stress, riprende a disegnare, tornando indietro nel tempo e diventando nuovamente “un po’” bambina.

Con le telecamere di Roma Daily News abbiamo incontrato Claudia Marchetti, che nel corso del tempo ha disegnato e disegnato tanto, fino a inaugurare la sua prima mostra dove ha presentato i suoi disegni.

Entrando in “Dispensabile”, negozio in Via D’Aracoeli 37/39 a Roma, luogo che Claudia ha scelto per la sua mostra, ci si accorge subito dell’ ambiente confortevole che il locale trasmette. Un luogo dedicato alla vendita di prodotti per l’arredo da tavola, cucina e casa. Perché è questo che Claudia vuole comunicare mostrando i suoi disegni. Un contorno familiare, la rappresentazione di una stanza da letto, o di una sala da pranzo. Un posto dove i suoi disegni si sarebbero sentiti come a casa. “Il luogo è fuori dal tempo, un luogo di bellezza e pace, dove la lunga storia delle mura di un palazzo medievale sembra parlare con le persone che si aggirano per le sue tante stanze e corridoi”. Così ci parla Claudia di questo negozio di interior design situato all’interno di palazzo Cenci Bolognetti.

Le proprietarie, Germana, Sabrina ed Elena ci fanno accomodare al piano di sopra, nel cuore della mostra, passando per una antichissima scala a chiocciola. E lì che incontriamo Claudia, una ragazza alta, bionda dal sorriso smagliante che ci mostra subito i suoi disegni.

Claudia Marchetti
Le chiediamo: “Claudia, da dove proviene questa passione per l’arte?” E lei, invitandoci a sedere su un divano poco distante ci spiega: “Comincia tutto tre anni fa. Ho sofferto un periodo di grande stress e sofferenza, forse generato dall’incapacità di esprimere realmente, sinceramente e profondamente me stessa. Dopo due mesi di malessere, durante i quali ho sempre comunque lavorato, mi hanno chiamato come interpretare al Teatro dell’Opera e per la prima volta dopo tanto tempo sono stata felice. Rientrata a casa ho cercato di comprendere il mio stato d’animo e ho pensato che fosse merito della bellezza, del trovarmi in un luogo d’arte dove si crea e si gode dell’arte. Così ho voluto replicare quella bellezza e ho fatto un disegno, e da quel momento non ho più smesso”.

Cosa vuol dire per te disegnare?

I disegni sono il mio rifugio, un mondo esteticamente attraente popolato da me stessa e dalle persone della mia vita o persone immaginarie, o tante proiezioni di me stessa. Si tratta di un mondo più bello e libero di quello reale, che mi permette di rendere la realtà più sopportabile, perché purtroppo a me la realtà non basta, ho bisogno del sogno, che per me spesso è più tangibile delle cose concrete che tutti vedono.

Utilizzi una tua tecnica per disegnare. Che tipo di materiali usi?

Utilizzo pennarelli e penne. Sono pennarelli di alta qualità che ho imparato a conoscere. A seconda del loro livello di saturazione riesco a usarli per creare effetti diversi. Ad esempio i pennarelli scarichi mi permettono di creare delle venature, quelli saturi mi permettono di creare invece superfici piene e apparentemente profonde.

Chi sono i protagonisti dei tuoi disegni?

Sono soprattutto donne, i loro corpi, che esprimono tanto il mio stato d’animo o i sentimenti così come gli umori. Disegno animali reali o immaginari, un coniglio con mani umane e una coda che diventa la testa di un cigno, o due tigri con una coda che diventa poi una gamba di donna. Queste donne e animali sono le espressioni di tutte le persone che abitano dentro di me, tutte reclamano di essere ascoltate e di essere accettate e anche di apparire. Disegno tutti gli archetipi del romanticismo classico e della sensualità, fin quasi alla sessualità simbolica e censurata come nei sogni. Disegno anche alcune persone della mia vita, a volte i passanti, più spesso le persone a cui voglio bene e che amo, persone del presente e del passato, perché l’inconscio non distingue tra presente e passato e così i miei disegni, espressione diretta del mio inconscio, non fanno distinzione.

Ma è proprio quando entriamo nell’intimo dei suoi sentimenti che ci accorgiamo quanto sia importante per lei disegnare.

Claudia Marchetti
Cosa provi quando disegni?

Provo calma e un piacere quasi fisico. Se un disegno non mi piace provo dolore, se un disegno mi piace provo un appagamento che mi accompagna per giorni. Perché i disegni sono me stessa, quindi sono strettamente collegati alla percezione che ho di me stessa e al mio senso di realizzazione personale. In genere le persone hanno bisogno di altre persone per percepire loro stesse, forse è per questo che sono sempre alla ricerca dell’amore, perché vogliono trovare in un amante uno specchio in cui guardarsi. Io da quando disegno non sento più questo bisogno, mi percepisco nei miei disegni, mi sento completa.

Cosa vuoi raccontare attraverso i tuoi disegni?

Vorrei permettere alle persone di ritrovarvi i loro istinti inconsci, le loro fantasie, le loro paure. Non voglio spiegare o indicare niente, voglio che chi li guarda possa sentirsi liberato come lo sono io mentre disegno, e vorrei che tutti guardandoli scoprissero e accettassero il loro lato oscuro, così come lo faccio io mentre disegno.

Il 2 marzo 2019 hai inaugurato una mostra con i tuoi disegni. Perché?

Ho avuto la fortuna di trovare un luogo stupendo, il luogo dei miei sogni finalmente diventato realtà. Il negozio di design “Dispensabile”, le cui proprietarie, Germana, Sabrina ed Elena sono state fin da subito entusiaste dei miei disegni. Hanno così organizzato per me questa mostra, che è in corso fino al 21 marzo 2019. Il luogo e i miei disegni condividono la stessa libertà e atmosfera surreale e ho pensato che fosse giunto il momento di mostrare alle persone i miei disegni fisicamente e non solo attraverso media virtuali. La vera gioia è mostrare i disegni alle persone e scoprire che anche loro amano un mondo di fantasia, che anche loro provano piacere o un’emozione quando guardano i miei disegni.

Ma Claudia non solo disegna. Come primo lavoro fa l’interprete. Un lavoro duro, con alle spalle tanti sacrifici e tanto studio. E a noi, di Roma Daily News, spiega così il suo lavoro.

Tutto inizia all’età di sette anni quando mia madre ha deciso di farmi studiare inglese privatamente passando tutte le estati in Inghilterra per imparare la lingua. Dopo il diploma scientifico con indirizzo linguistico, ho preso la laurea triennale in mediazione linguistica alla Sapienza, poi la laurea specialistica in Conference Interpreting Techniques  all’Università Westiminster di Londra e infine la laurea specialistica in Interpretariato di Conferenza all’UNINT. Tutto per svolgere il mestiere di interprete simultanea in conferenze, riunioni, eventi, interviste, incontri. Lavoro per il Vaticano, il Teatro dell’Opera, la rappresentanza in Italia della Commissione europea, la Presidenza del Consiglio, le università, le ambasciate, le maggiori aziende italiane, i ministeri e molti altri soggetti. Ognuna di queste cose è avvenuta in maniera del tutto naturale, come un miracolo, o qualcosa di non premeditato. Dietro tanto studio e forse le scelte professionali giuste.

Sono intenta a farle un’altra domanda, forse l’ultima o forse no quando ci accorgiamo che i primi invitati sono arrivati per l’inaugurazione ma soprattutto per lei. E’ un gran giorno per Claudia. La lasciamo dunque a questo momento così importante chiedendole però se ha in cantiere qualche altro progetto. E lei, sorridendo, ci dice: “Voglio solo continuare a disegnare perché per me è come bere e mangiare, come parlare. Mi piacerebbe presentare altre mostre. Vorrei trasformare i miei disegni in oggetti intimi, che le persone possano non solo appendere sulle pareti delle loro case, ma che possano tenere sempre con se, indossare, che diventino un mezzo per esprimere loro stesse o il loro gusto”.

di Silvia Roberto