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Le origini del Capodanno

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Il Capodanno è una data convenzionale decisa a tavolino e risente delle religioni e delle culture locali.  Ma anche quando si segue un calendario comune come, per noi quello gregoriano, se si considera che nel mondo ci sono diversi fusi orari, ci sono anche diversi capodanni a seconda del luogo in cui uno si trova. Oltretutto il capodanno come lo festeggiamo noi, nel mondo occidentale, risente di tre fondamentali trasformazioni nel tempo.

Infatti numerosi fonti letterarie antiche,  attribuiscono a Numa Pompilio (VIII-VII secolo a.C.), secondo “mitico” re di Roma, una prima riforma calendariale che, seguita poi da quella giuliana (46 a.C) e gregoriana (1582 d.C.), sarebbe alla base dell’attuale suddivisione dell’anno solare in dodici mesi, sebbene vi preesista quella giuliana del 46 a.C. ( tutt’oggi in vigore nel mondo ortodosso).

il calendario giuliano venne a sostituirsi al calendario lunare di Numa Pompilio.  infatti  Giulio Cesare, in base ai calcoli dello scienziato greco Sosigene di Alessandria,  promulgò il calendario che porta il nome di giuliano proprio in onore di Giulio Cesare. Il calendario  venne promulgato  quando egli ricopriva la carica di Pontefix Maximus nel 46 a.C.  Mentre, precedentemente a questa datata, i romani, usavano celebrare il capodanno il 1 Marzo, secondo il calendario di Numa Pompilio . Ma risulta che già a partire dal 153 a.C. il console Fulvio Nobiliore spostò la data dal 1° marzo al 1° gennaio per l’entrata in carica dei consoli. Infatti  i consoli di Roma iniziarono a entrare in carica nella data che coincideva con l’inizio dell’anno, oltretutto gli antichi romani usavano tenere il conto degli anni secondo il nome dei consoli in carica, se si legge gli “Annali” di Tacito si troverà scritto spesso : “ sotto il consolato di … o nell’anno in cui erano i consoli…”.  Gli antichi romani usavano contare gli anni con il nome dei consoli in carica quel dato anno e  restavano soltanto un anno in carica. Infatti, i consoli, erano eponimi, l’anno in cui prestavano servizio portava il loro nome.

I romani usavano chiudere l’anno con i Saturanalia e aprire l’anno con le celebrazioni a Giano infatti il primo dell’anno, in quel giorno, come scrive Ovidio, si offriva a Giano il farro mescolato a sale e lo “ianual”, una focaccia di farina, formaggio grattugiato, uova e olio. Era usanza invitare a pranzo gli amici, scambiarsi doni come miele, datteri, fichi secchi, un po’ come oggi, “perché l’anno qual cominciò sia dolce” e ramoscelli d’alloro detti strenne. Ovidio nel libro i Fasti, auspica di non litigare durante il primo giorno dell’anno e di usare parole benevole e stare sereni, perché le cose che si fanno il primo giorno dell’anno tendono ad accadere tutto l’anno, egli stesso si vanta di consacrare il primo giorno dell’anno al lavoro affinché sia anno fecondo e per evitare che possa essere un anno ozioso. (Ovidio, Fasti,  Gennaio)

Il dio Giano, che non trova riscontro in altre mitologie, fu tipicamente italico e latino, come lo ricorda Ovidio nei Fasti. Il termine latino “Janus” evoca la porta, in latino “ianua”, sia quella della casa privata sia quella delle vie della città. Quindi Giano è considerato dio dell’apertura e dell’inizio, cioè del principio: perciò egli è all’inizio dell’anno, ma Giano è anche preposto a divinità tutelatrice di ogni azione: non era infatti possibile intraprendere nessuna impresa militare, commercio o lavoro artigianale e nessuna cerimonia, pubblica o privata, senza essersi propiziati il suo favore, per poter essere condotta a termine con soddisfazione. Per questo, la prima preghiera in ogni simile occasione era sempre rivolta a Giano.

Nei tempi antichi l’inizio dell’anno non veniva festeggiato lo stesso giorno, infatti sappiamo che diverse popolazioni facevano coincidere il capodanno o con il solstizio oppure con la primavera, momenti di passaggio stagionali evidenti. Con il calendario giuliano tutto l’impero romano festeggiava l’inizio dell’anno lo stesso giorno il 1 gennaio, giorno dedicato al dio Giano ed apertura del nuovo consolato.  Ma con la caduta dell’impero romano ed il medioevo, i festeggiamenti del capodanno ripresero a festeggiarsi in giorni diversi a seconda delle città o dei luoghi.

Per trovare nuovamente una riunificazione caledariale bisogna attendere la fine del 1500, fu infatti Gregorio XIII nel 1582 a riformare il calendario tutt’ora in uso (detto appunto gregoriano) e a decidere quindi che l’anno iniziasse il primo gennaio. Quella scelta però ha impiegato molto tempo per diffondersi. Le altre nazioni europee, soprattutto quelle protestanti per motivi ideologici, ma anche le città italiane, non si conformarono subito alla proposta pontificia, per quanto essa fosse scientificamente fondata e utilissima per rimettere in pari il corso delle stagioni reali con le date formali.

Infatti, sino alla fine del 1700, anche in base alla città ci si poteva trovare a festeggiare il Capodanno in giorni diversi, questo per l’uso di calendari diversi. Inghilterra e Irlanda (come anche in Toscana) il 25 Marzo, in Spagna invece il giorno di Natale oppure in Francia la domenica di Pasqua. Venezia usava il 1° Marzo, mentre le regioni dell’Italia meridionale sotto l’impero bizantino, il 1° Settembre.
In questo caos, a seguito di un editto papale, fu fissato il 1° Gennaio come primo giorno dell’anno e con l’adozione del calendario gregoriano nel resto del mondo, ci fu così una uniformità totale.

La tradizione popolare vuole che a tavola si mangino piatti  ricchi di energia come maiale, lenticchie in segno di buon auspicio per il nuovo anno. Riguardo alle lenticchie, pietanza usata già dai romani,  invece la chiesa le ricollega al fatto biblico di Esaù e Giacobbe. Giacobbe cucinò le lenticchie e quando Esaù, ritornò sfiancato dal lavoro, si senti morire e chiese a Giacobbe un piatto di lenticchie che Giacobbe diede ad Esaù in cambio dell’eredità.  ( Genesi, 25, 29-34)

Piuttosto il melograno assume il segno della fertilità per via dei suoi numerosi semi.  I botti di capodanno hanno il compito di segnare con l’esplosione la fine dell’anno vecchio e anche il compito, con il botto, di allontanare gli spiriti cattivi.

Emiliano Salvatore

 

 

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