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L’incredibile storia del Bunker di Soratte, il rifugio antiatomico di Roma

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L’incredibile storia del Bunker di Soratte, il rifugio antiatomico di Roma

Un bunker antiatomico nascosto nelle viscere della terra atto ad ospitare poche persone con altissime funzioni di governo per garantire la sicurezza nazionale in caso di attacco nucleare sferrato sulla città di Roma. Non è la trama di un film hollywoodiano ma una vicenda reale, rimasta segreta fino a pochi anni fa e che ancora oggi pochissimi conoscono.

Si tratta del complesso sotterraneo che si trova nelle viscere del monte Soratte a 40 km da Roma, realizzato dal governo italiano su impulso della Nato durante la Guerra Fredda.

Il sito doveva garantire “il mantenimento del Governo della Nazione in caso di devastazione nucleare generalizzata della Capitale”: una locuzione che a leggerla mette i brividi ancora oggi. Il progetto è rimasto ben custodito e segreto fino al 2008 quando il vincolo di segretezza imposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri è venuto meno e il sito è stato dismesso a favore del comune di Sant’Oreste che ha avviato un’opera di valorizzazione e recupero dell’area ex militare.

Il sito, reso visitabile, è diventato un complesso museale inserito in un “percorso della memoria” la cui attrazione principale è il bunker antiatomico sotterraneo. Il complesso ipogeo (il “super-bunker”) si estende per 1,2 Km ad una profondità che varia dai 220 m fino ai 310 m sotto la roccia calcarea: è costituito da 4 gallerie (cellule di sopravvivenza) costruite su 3 livelli, ciascuna con larghezza di 8 metri ed altezza interna fino a 11 m.

Le cellule di sopravvivenza sono poi suddivise in senso orizzontale da solai intermedi costituiti da piastre di cemento armato spesse 70 cm. Altro dettaglio di notevole interesse è la presenza di oltre 2600 isolatori sismici utili ad assorbire l’eventuale sisma proveniente da una esplosione atomica. Il sistema garantiva alle cellule di sopravvivenza la dissipazione dell’energia sismica di compressione sia in caso di esplosioni nucleari in superficie che di quelle sotterranee a penetrazione. La porta di accesso pedonale al bunker è costituita da una vera e propria blast-door in acciaio balistico dal peso di oltre 4 tonnellate, capace di assorbire onde di pressione stimate pari a 120 bar.

Il bunker fu realizzato secondo standard NATO tra il 1967 e il 1971, in piena Guerra Fredda, e durante detto periodo il vincolo di segretezza sui lavori imposto dal governo fu comunque massimo e conservato fino al 2008. Il risultato finale fu un vero e proprio capolavoro di ingegneria perfettamente in linea, per altro, con quanto indicato negli odierni quaderni tecnici dei bunker antiatomici realizzati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Il complesso fu realizzato a partire da una struttura bellica preesistente, una serie di 4 km di gallerie antiaeree scavate nelle viscere del Soratte su ordine di Mussolini nel ’37 e che poi diventarono la sede di comando delle forze di occupazione tedesche in Italia del feldmaresciallo Kesselring.

Bunker di Soratte

Bunker di Soratte

Il bunker di Soratte costituisce oggi un luogo straordinario dove la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda si mescolano in un’unica superfortezza sotterranea capace di sfidare lo scorrere del tempo. Chi vuole conoscere da vicino questo pezzo oscuro ma importante della nostra storia sabato e domenica prossimi (13-14 maggio) avrà un’occasione imperdibile: una apertura straordinaria del sito svelerà una serie di ambienti mai svelati al pubblico prima d’ora.

I visitatori, guidati dai volontari dell’associazione Bunker Soratte, avranno l’opportunità di ammirare la “war room”, riallestita dopo quattro anni di lavoro certosino, la originaria sala di comando incastonata a 300 m di profondità dalla quale l’Italia si sarebbe difesa in caso di attacco nucleare.

Un vero e proprio viaggio al centro della terra non soltanto alla scoperta di luoghi rimasti segretissimi per decenni, ma anche per toccare con mano come la follia di una guerra termo-nucleare lungi da essere solo un’ipotesi della storia sia stata invece una minaccia reale, molto vicina a noi, ad appena 40 km da Roma.

Giovanni Cogliati

 

 

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