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Meduse, forse il cibo del futuro

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    Meduse, forse il cibo del futuro –

    Mangiare le meduse. Ci si sta pensando seriamente da un po’ di tempo come fonte di cibo per sfamare una popolazione mondiale in crescita. Ma perché proprio le meduse dall’aspetto poco invitante? Non certo per vendicarsi delle punture dolorose che infliggono a  bagnanti inconsapevoli, ma perché hanno richiamato l’attenzione di nutrizionisti ed economisti in quanto fonte di proteine, povere di calorie e di grassi; perché contengono elementi preziosi come aminoacidi, magnesio e potassio, ed hanno proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

    Per ora, le meduse sono un piatto tradizionale solo in alcuni  paesi del sud-est asiatico e in Cina. A sdoganarle anche da noi arriva il volume “European Jellyfish – Prime ricette a base di meduse in stile occidentale”, edito da Cnr Edizioni – Unità Comunicazione relazioni con il pubblico e curato da Antonella Leone dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce nell’ambito del progetto europeo “GoJelly”.

    Il libro – consultabile come flipbook al link https://doi.org/10.48257/BLE-001 e scaricabile gratuitamente in italiano e in inglese – viene presentato al pubblico lunedì 29 marzo con un evento on line: ricercatori e chef guideranno il pubblico verso una nuova percezione di queste creature marine, da odiate nemiche di tutti i bagnanti a potenziale risorsa.

    Verranno illustrate ricette accattivanti come meduse marinate o in carpaccio, fino al più sofisticato piatto di medusa con falso caviale, oppure irresistibili zuppe di medusa con pasta o noodles.

    All’evento parteciperanno anche gli chef internazionali Gennaro Esposito, Fabiano Viva, Kit Mak e Pasquale Palamaro, oltre a Stefano Piraino docente di Zoologia dell’Università del Salento e Rosalba Giugni, presidente della onlus Marevivo, impegnata nel progetto. Il programma dell’evento è consultabile al link https://www.cnr.it/it/evento/17174.

    “Dobbiamo subito precisare – spiega Antonella Leone (Cnr-Ispa), ricercatrice impegnata nel progetto per l’Italia – che l’uso alimentare delle meduse in Italia e in Europa non è ancora autorizzato al momento della pubblicazione di questo libro. Il regolamento UE sui nuovi alimenti richiede, infatti, un’ autorizzazione o notifica della Commissione Europea, per l’immissione sul mercato all’interno dell’Unione di un alimento tradizionale proveniente da un Paese terzo”.

    Come giustamente fa notare la ricercatrice, i “nuovi alimenti” o nuovi ingredienti alimentari non devono essere dannosi per la salute pubblica. “dopo la valutazione della domanda da parte della Commissione e l’opinione favorevole dell’EFSA (Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare) le meduse potranno essere commercializzate e consumate.

    L’immissione sul mercato all’interno dell’Unione – spiega ancora – potrebbe essere facilitata laddove ne sia stato dimostrato il consumo per almeno 25 anni come parte della dieta abituale di un numero significativo di persone, in almeno un Paese terzo”.

    Per quanto riguarda le meduse, i richiedenti dovrebbero pertanto poter optare per una procedura più rapida e semplificata, a patto che non vengano espresse obiezioni di sicurezza debitamente motivate.

    “Da anni, attraverso il progetto Go Jelly finanziato nell’ambito del Programma Horizon 2020, la comunità scientifica internazionale è impegnata nello studio delle meduse come risorsa sostenibile”, sottolinea Leone. “Come Cnr-Ispa, in particolare, indaghiamo le caratteristiche biochimiche, nutraceutiche e nutrizionali delle meduse mediterranee ed europee con l’obiettivo di promuoverne l’utilizzo in campo alimentare, studiando anche nuovi e più salubri processi alimentari che eliminino l’uso di composti tossici come l’allume presente nel processo tradizionale asiatico”.

    Con i mari sempre meno pescosi e la presenza sempre più numerosa di meduse in tutti gli oceani e mari del pianeta,  dovuta in parte al sovrasfruttamento delle popolazioni ittiche, e in parte a fattori quali l’aumento delle temperature dell’acqua e l’acidificazione degli oceani,  le meduse diventano una risorsa da utilizzare  come “novel food” anche in Occidente.

    “In estremo Oriente questi animali sono utilizzati da oltre 2.000 anni, con un impatto significativo anche sull’economia. Con una popolazione mondiale che cresce ad un ritmo esponenziale, a fronte di una produzione di cibo che aumenta molto più lentamente – conclude la ricercatrice –  individuare risorse alimentari nuove e sostenibili è, infatti, una sfida inevitabile”.

    Tra gli obiettivi del progetto “GoJelly”, anche la possibilità di utilizzare le enormi quantità di biomasse, che le meduse forniscono, in altri settori: ad esempio nel settore cosmetico – grazie alla quantità di collagene contenuta in tali organismi – o per la produzione di filtri per microplastiche per il trattamento delle acque reflue, fino al loro utilizzo per la realizzazione di fertilizzanti “bio” o mangimi.

    Rita Lena

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