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MERCOLEDI’ 12 FEBBRAIO ALLE ORE 18 PRESENTAZIONE DEL LIBRO-INCHIESTA SULLA MORTE DI STEFANO CUCCHI “MI CERCARONO L’ANIMA”

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Mercoledì 12 febbraio alle ore 18  presso la Sala Protomoteca in Campidoglio presentazione del libro-inchiesta “Mi cercarono l’anima. Storia di Stefano Cucchi”, una ricostruzione puntigliosa e fedele della vicenda di Stefano Cucchi.

Sarà presente IGNAZIO MARINO, Sindaco di Roma

Intervengono: l’autore Duccio FacchiniRita, Ilaria e Giovanni CUCCHI, Luigi MANCONI (Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato), Mauro PALMA (già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura), Fabio ANSELMO (legale della famiglia Cucchi). Introduce Gianluca PECIOLA, Presidente Gruppo SEL – Assemblea Capitolina.

Il volume opera una ricostruzione precisa e approfondita della vicenda e della battaglia che la famiglia Cucchi ha intrapreso per far luce sulla morte del figlio e fratello e accertare le responsabilità dello Stato.

Stefano Cucchi venne arrestato il 15 ottobre 2009. Il giorno successivo fu ricoverato in ospedale per le gravi condizioni in cui versava e la mattina del 22 ottobre, mentre la famiglia cercava con ogni modo di ottenere un permesso di visita fino a quel momento negatogli, Stefano moriva nel letto del reparto penitenziario dell’Ospedale Pertini.

Venne definita una “presunta morte naturale” che portò in primo grado a pene lievi per i medici e all’assoluzione degli infermieri e dei tre agenti di polizia penitenziaria, imputati solo per lesioni. Il pestaggio venne dunque riconosciuto ma mai collegato al decesso dalle perizie operate durante il processo.

Questo libro raccoglie le testimonianze omesse e mette in primo piano le ragioni della parte civile. Lo fa affrontando anche moltissime tematiche attuali, come la Legge Fini-Giovanardi, il reato di tortura e la scomoda verità dell’esercizio esclusivo della forza da parte dello Stato.

Dalla quarta di copertina:

“Presunta morte naturale” è l’epitaffio di Stefano Cucchi, morto a Roma il 22 ottobre 2009 all’ospedale-carcere “Sandro Pertini”. Una settimana prima era stato arrestato per spaccio: sette giorni nelle mani dello Stato, dai carabinieri alla polizia penitenziaria, dai magistrati ai medici di carcere e ospedale. La famiglia lo rivedrà dietro una teca di vetro: sul suo corpo, inequivocabili segni di percosse. Ma lo Stato, dopo averla alzata, nasconde la mano, negando la propria responsabilità. Ne è prova la sentenza di primo grado del processo, che commina pene lievi ai medici, assolvendo i tre agenti di polizia penitenziaria imputati solo per lesioni. Il pestaggio, infatti, è riconosciuto ma resta “orfano”. Un’inchiesta dalla parte dei “vinti” che – minuto per minuto, attore per attore – recupera le testimonianze accantonate, le ragioni delle parti civili e depura i fatti da ogni omissione. Ma non solo: affronta temi quali l’“esercizio esclusivo della forza” da parte dello Stato, il reato di tortura, la legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

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