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Il mosaico dei lottatori riemerso nelle acque di Baia

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Riemersa in questi giorni nelle acque di Baia, grazie al lavoro di un’equipe di restauratori, un grandioso mosaico a tessere bianche e nere con interessanti e inedite figure di lottatori.

Dopo la rimozione dei sedimenti, i due mosaici oggetto di intervento, sono stati sottoposti a restauro e conservazione in situ.

Per l’attuale direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei Paolo Giulierini: “Baia sommersa incanta per la sua ricchezza e per il suo stato di conservazione. Le scoperte che poi affiorano nel tempo, restituendo tessere di storia, impreziosiscono l’intero patrimonio flegreo, rendendolo uno dei percorsi di visita più suggestivi al mondo” dice Paolo Giulierini, attuale direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei.

“Stiamo lavorando per presentare un piano strategico per la tutela e la valorizzazione dei Campi Flegrei, che riguarderà anche il Parco archeologico sommerso. In questi mesi abbiamo perfezionato il regolamento del percorso, sia per la salvaguardia  dei resti sia per la fruizione dell’itinerario, e abbiamo dato il via alla costituzione di un team di professionisti, per offrire al pubblico la possibilità di conoscere la città sommersa in chiave tecnologica ricostruendo in 3D la città imperiale. L’idea è quella di lanciare un percorso visitabile da tutti, grazie anche alle nuove tecnologie, restituendo al patrimonio culturale l’Atlantide flegrea”.

“Per oltre tre settimane abbiamo lavorato su uno dei mosaici della Villa con ingresso a protiro nell’Area Marina Protetta-Parco Sommerso di Baia” fa sapere Barbara Davidde, archeologa-direttore del Nucleo Interventi di Archeologia Subacquea (ISCR). “Le attività sono inserite nel progetto europeo Bluemed di cui ISCR è partner con il Parco archeologico dei Campi Flegrei”.

“Le attività subacquee sono svolte dagli archeologi subacquei Salvatore Medaglia e Massimiliano Secci, collaboratori del ISCR all’interno del Progetto Bluemed, e dal restauratore Riccardo Mancinelli”, spiega Davidde.

Il secondo è un mosaico con tessere bianche e nere situato all’interno del settore termale della “Villa con ingresso a protiro”. Quest’ultimo mosaico, denominato “mosaico dei pancraziasti”, si compone di quattro figure umane, due dei quali raffigurano atleti che gareggiano nel pancrazio, una disciplina sportiva nata nell’antica Grecia che era rinomata in tempi romani.

Il lavoro di conservazione comprende una catalogazione dello stato di conservazione delle due strutture nei siti archeologici dall’architetto Filomena Lucci, la documentazione 3D e l’acquisizione di un video repertorio da parte del ricercatore indipendente Gabriele Gomez De Ayala.

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