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Natale di Roma 2770 anni dalla fondazione

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Siamo nell’anno MMDCCLXX Ab Urbe Condida

Il “Dies Natalis Romae”, come lo chiamavano i latini, è una data convenzionale che fu fatta partire dall’anno 753 a.C. nel giorno 21 aprile, secondo la storia narrataci da Varrone sui calcoli dell’astronomo romano Lucio Taruzio. I romani durante il periodo monarchico e repubblicano usavano date con carattere eponimo. Solo nel periodo imperiale, soprattutto sotto l’imperatore Claudio, si affermò definitivamente la data convenzionale ab Urbe Condida che noi facciamo coincidere con il 21 aprile 753 a. C.

Come è noto, in passato, i romani datavano gli anni della città dall’inizio del regno del re in carica e poi, durante il periodo repubblicano, dal nome dei consoli, che duravano in carica solo un anno. Quindi Varrone doveva avere a disposizione una lista di consoli contenente qualche errore e chiamò l’anno in cui si insediarono i primi consoli (Bruto e Collatino) “245 ab Urbe condita” (CCXLV a.U.c.), accettando l’intervallo di 244 anni indicato da Dionigi di Alicarnasso per il totale degli anni in cui Roma fu governata dai leggendari sette re. La correttezza del calcolo di Varrone non è mai stata provata in modo scientifico ma viene ancora universalmente riconosciuta come valida ed usata per metodo di datazione. D’altra parte i romani stessi non avevano idea di quando fosse stata fondata Roma.

Prova ne sono tutte le date alternative che ci sono pervenute; Dionigi di Alicarnasso, in “Antichità Romane”, scrive che  secondo lo storico Velleio Patercolo  Roma fu fondata all’incirca tra i 437 e i 438 anni dopo la caduta di Troia  che risalirebbe alla data dell’11 giugno 1182 a.C., mentre M. Porcio Catone colloca la fondazione di Roma 432 anni dopo la distruzione di Troia. Dionigi di Alicarnasso nella sua opera, “Antichità romane”, nel libro I v. 71, 5,  farebbe risalire la data della fondazione nel secondo anno di regno di Numitore, 432 anni dopo la presa di Troia, nell’anno della settima Olimpiade, in cui Diocle di Messene vinse la gara di corsa, quindi nel 750 a.C., prendendo a riferimento il 776 a.C., anno in cui è tradizionalmente fissata la prima Olimpiade. Quindi è ovvio che la data della fondazione di Roma è un fatto puramente convenzionale e per comodo la si fa risalire al 21 aprile 753 a.C., pratica ormai consolidata dai tempi della dinastia Giulio-Claudia. Lo stesso storico Tito Livio che scrisse la sua famosa opera “Ab Urbe Condida” tra il 27 a.C. e il 14 d.C, utilizzò il metodo di datazione varroniano che appunto vede la fondazione dell’Urbe nell’anno 753 a.C.

Il Natale di Roma con la caduta dell’Impero romano cadde in desuetudine, venendo festeggiato saltuariamente solo a Roma. Ma tornò ad essere una festa di rilevanza nazionale solo dopo l’unità d’Italia con Roma capitale.  Il Natale di  Roma viene ufficializzato nel 1870 quando per la prima volta fu istituito come festa nazionale. Con il passare degli anni assunse una connotazione simbolica, una sorta di sacralità del culto di Roma rimettendo nuovamente in risalto la grandezza della città. Durante il periodo fascista Benito Mussolini la trasformò nella festa dei lavoratori per celebrare la romanità e per far dimenticare alla popolazione la festa del primo maggio.

Caduto il regime, il 21 Aprile fu nuovamente messo nel dimenticatoio, solo per i romani rimane giorno di festa. Purtroppo la festa di Roma dovrebbe avere un significato profondo per ricordare quanto Roma abbia unito popoli cosi diversi tra loro, formando un substrato comune a tutti i popoli neolatini.

Oggi, infatti,con il Natale di Roma 2017 si è festeggiato assieme a tutti, soprattutto con gli stranieri, che hanno fatto parte dell’Impero romano, la   nascita dell’Urbe all’insegna dell’unità e delle comuni radici culturali. Roma è stato un impero universale ed universalmente riconosciuto come una patria comune.

Le manifestazioni culturali per le celebrazioni del Natale di Roma hanno avuto inizio il 21 aprile con le manifestazioni equestri di abilità e ricostruzioni storiche di combattimenti e proseguendo fino al 23 aprile con il loro culmine nella sfilata che è partita dal Circo Massimo per raggiungere il Colosseo.

L’apertura della cerimonia ha avuto inizio alla presenza della sindaca Virginia Raggi, accompagnata dal figlio, che è intervenuta affermando: “Oggi la Roma moderna incontra la Roma antica durante i festeggiamenti per il Natale di Roma e questo è un momento estremamente importante perché vogliamo far tornare Roma allo splendore che ha avuto sempre e questo si fa ricostruendo pezzetto dopo pezzetto”, ha poi commentato la prima inquilina di palazzo Senatorio. “Per questo ringraziamo anche il Gruppo storico romano e tutti i gruppi storici che quest’anno vengono non solo da tutta Europa ma anche dalla Nuova Zelanda, da Mosca”. Prosegue la prima cittadina: “È importante riavvicinare i cittadini a questi eventi, noi siamo qui e speriamo che queste manifestazioni abbiano sempre più successo”, ha infine concluso.

Tuttavia non sono mancate alcune persone che hanno gridato polemicamente:“Ripara le buche!”; “ Roma ora fa schifo!”; “Vogliamo le strade che avevano i romani antichi!”

Dopo il discorso della sindaca sono iniziate le sfilate dei vari gruppi storico-culturali, che hanno marciato fino al Colosseo passando l’area di quello che fu il Foro Boario ed Olitorio, il Teatro di Marcello fino a Piazza Venezia e Fori imperiali. I gruppi di ricostruzione storica hanno fatto rivivere a romani e turisti un salto nel passato anche grazie al percorso suggestivo che vedeva i resti delle vestigia dell’antica Roma che sono ancora tra noi come il Tempio di Ercole, il tempio di Portunus,  il Teatro di Marcello, il tempio di Apollo Sosiano, i Fori, il Colosseo.

La manifestazione ha avuto seguito nel pomeriggio nel Circo Massimo con le ricostruzioni e le scenografie che hanno mostrato gli spettacoli di danze  e  anche i combattimenti tra gladiatori. Quest’anno si sono celebrate le Guerre Daciche, con la preziosa collaborazione del gruppo di ricostruzione storica rumeno “Danais- Associazione Romania- Dacia casa nostra” che ha ridato vita ai guerrieri daci nella battaglie contro i romani.

Nell’85 d.C. i daci attaccarono la Mesia e provocarono la morte del console Livio Zambrino, l’imperatore romano Domiziano attaccò la Dacia il re dei daci Duras-Diurpaneo si dimise in favore di Decebalo che concluse la pace con Domiziano, ma questa fu una pace considerata disonorevole dal senato di Roma poiché Roma forniva un appannaggio ai daci. Dopo la morte dell’Imperatore Domiziano ultimo discendente della Gens Falvia, salì al potere Nerva, che regno appena due anni, a lui segui come imperatore Traiano che iniziò nel 101 d.C una campagna contro i daci preoccupato per la loro continua minaccia ed attratto dalle miniere aure della zona. Il Princeps radunò 70 mila soldati più truppe ausiliarie giungendo a oltre 150 mila uomini. Il 25 marzo 103 Traiano parti per l’invasione della Dacia, giunse a Tape e  passò per il valico delle porte di ferro dove 13 anni prima aveva combattuto Domiziano.  Cassio Dione dice: “Mentre Traiano era giunto, nel corso della campagna militare contro i Daci, nei pressi di Tapae, dove si erano accampati i barbari, gli venne portato un grosso fungo sul quale era stato inciso in latino, che i Buri e gli altri alleati invitavano Traiano a tornare indietro e rimanere in pace.” Sempre  Cassio Dione ci dice: “Decebalo, venuto a sapere dell’arrivo di Traiano, ebbe paura, poiché egli sapeva che in precedenza aveva sconfitto non i Romani ma Domiziano, mentre ora si sarebbe trovato a combattere sia contro i Romani, sia contro Traiano.”

Come è noto Traiano sconfisse Decebalo e conquistò la Dacia con due campagne militari descritte  e celebrate nella Colonna Traiana, la ricostruzione storica delle due campagne militari è stata molto suggestiva con i testi narrati da Cassio Dione e le voci dei vari gruppi di ricostruzione storica che hanno, non solo mostrato le tecniche di battaglia dei legionari, ma impartivano ordini ai legionari direttamente in latino. Da quel momento in poi la Dacia divenne provincia romana “Dacia capta est!” ma da quel momento i daci divennero romani.

La Dacia fu persa sotto l’imperatore Aureliano nel 271 ma la cultura latina ha lasciato segni indelebili rendendolo un popolo neolatino, il nome stesso Romania deriva da Romanus. La denominazione Romània è inoltre oggi utilizzata per designare il territorio di diffusione di tutte le lingue romanze in Europa e altrove a seconda dei tempi.

Emiliano Salvatore

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