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Il nazionalista Trump invia 59 missili al dittatore Assad

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MOSCA, USO ARMI CHIMICHE SOLO UN PRETESTO “GLI USA AVEVANO DECISO DI ATTACCARE LA SIRIA PRIMA DEGLI EVENTI DI IDLIB”

«Martedì il dittatore della Siria, Bashar al-Assad, ha lanciato un terribile attacco con armi chimiche contro civili innocenti, uccidendo uomini, donne e bambini», queste le parole di Donald Trump per “giustificare” il lancio di 59 missili Tomahawk lanciati alle 8,40 circa, ora americana (2,40 in Italia), sulla base di Al Shayrat, da cui si presume siano partiti gli aerei con le armi chimiche lanciate su Khan Sheikhoun provocando 80 morti, fra cui 28 bambini.

Come era prevedibile, la risposta dell’alleato siriano, Vladimir Putin, è stata durissima. Il raid, dichiara Putin, «viola la legge internazionale. Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano». Il Ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha aggiunto che l’attacco americano in Siria «è un atto di aggressione con un pretesto assolutamente inventato. Ricorda la situazione del 2003, quando gli Usa e la Gran Bretagna, con alcuni loro alleati, hanno invaso l’Iraq». E la sua portavoce, Maria Zakharova dichiara «è evidente che l’attacco con i missili da crociera americani è stato preparato in anticipo. A ogni esperto è chiaro che la decisione di effettuare gli attacchi è stata presa da Washington prima degli eventi di Idlib che sono stati semplicemente usati come pretesto per dimostrare la forza». Anche l’Iran, terzo alleato storico di Russia e Siria, rivendica la sua condanna ai bombardamenti americani, sostenendo che l’esito sarà quello di rafforzare i gruppi terroristici.

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha dichiarato nella conferenza stampa di questa mattina a Palazzo Chigi che «l’azione ordinata stanotte dal Presidente degli Stati Uniti Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Bashar al-Assad. L’uso di armi chimiche è vietato dalle convenzioni internazionali, da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, non può essere circondato dall’indifferenza, chi ne fa uso non può contare su attenuanti e mistificazioni […]. In queste ore ho avuto colloqui tra gli altri con il Presidente Hollande e con la Cancelliera Merkel con i quali abbiamo condiviso questa impostazione e l’impegno comune perché l’Europa contribuisca in questa direzione, la direzione della ripresa del negoziato». Il Ministro degli Esteri Angelino Alfano in una nota fa sapere che giudica l’azione degli USA «proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità».

L’appoggio alla risposta di Trump alle armi chimiche arriva dal premier israeliano Netanyahu, dall’Arabia Saudita, dal Giappone, dalla premier inglese Theresa May, dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel e dal Presidente francese Francois Hollande. Anche il premier australiano Malcolm Turnbull, il Ministro degli Esteri dell’Estonia Sven Mikser e il secondo primo ministro della Danimarca Lars Lokke Rasmussen avallano la scelta di Trump di bombardare la Siria.

Lucio Caracciolo, esperto di geopolitica e direttore di Limes, al microfono di Repubblica ha spiegato che «l’attacco americano alla Siria risponde a due logiche. Una di politica internazionale: gli Stati Uniti con Trump hanno deciso di porre una “linea rossa”, quella che Obama aveva promesso e cioè “chi usa le armi chimiche deve essere punito” e anche evidentemente, sottotitolo, “se la Corea del Nord insiste con i suoi progetti nucleari noi la possiamo colpire in anticipo”. La seconda linea di interpretazione riguarda la politica interna americana: Trump ha bisogno di mostrarsi uomo di Stato, uomo che mantiene le promesse in una fase estremamente critica dei rapporti interni alla sua amministrazione, e fra la sua amministrazione e gli altri poteri americani. In questo modo Trump si è potuto presentare come uomo di Stato che chiama a raccolta il Paese in un momento critico».

Elena Martinelli

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