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Nel genoma dei primi Sapiens europei sequenze genetiche neanderthal

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    Nel genoma dei primi Sapiens europei  trovate sequenze genetiche neandertaliane –

    Due studi usciti rispettivamente su Nature e Nature Ecology & Evolution  individuano nei Neanderthal gli antenati dell’uomo moderno. Quando i primi umani, uomini moderni, migrarono verso l’Europa 45mila anni fa, trovarono i neanderthal che vivevano già in quei territori.  Non è azzardato dire che fu “subito amore”.  Lo dice l’analisi del Dna eseguito sui resti fossili di  tre individui ritrovati nella grotta di Bacho Kiro in Bulgaria – probabilmente i primi uomini moderni del tardo Pleistocene a raggiungere l’Europa – che testimoniano incroci frequenti con i neanderthal.

    Il sequenziamento dei loro genomi rivela, infatti,  che, contrariamente a quanto si pensava, i sapiens del Paleolitico iniziale non si sono estinti, ma,  hanno contribuito a formare il patrimonio genetico degli attuali umani, in particolare quello delle popolazioni dell’Asia orientale e che, l’analisi dei loro genomi, mostra ampie sequenze (per il 3-4% del dna nucleare)  appartenenti ai Neanderthal, prova che tra di loro c’erano stati degli  incroci.

    A conferma, le analisi mostrano, anche, che tutti e tre gli individui avevano da qualche generazione, almeno cinque o sette precedenti, antenati neandertaliani, a riprova dell’interbridazione intercorsa  tra i sapiens e i Neanderthal. Interbridazione che, peraltro, sembrava piuttosto frequente.

    Questi importanti risultati nascono da un ampio lavoro di ricerca, coordinato da studiosi del National Archaeological Institute with Museum – Bulgarian Academy of Sciences (Bulgaria) e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania), a cui ha collaborato anche l’Università di Bologna con la professoressa Sahra Talamo, direttrice del nuovo laboratorio di radiocarbonio BRAVHO (Bologna Radiocarbon laboratory devoted to Human Evolution).

    Gli individui più antichi trovati nella grotta sono stati datati direttamente al radiocarbonio, con una precisione altissima, tra i 45.930 e i 42.580 anni fa, e rappresentano quindi la prima dispersione conosciuta degli esseri umani moderni nelle medie latitudini dell’Eurasia.

    Dei tre genomi ricavati da denti e frammenti ossei sequenziati, due risalgono al periodo più antico e sono stati trovati insieme a strumenti litici appartenenti alla fase iniziale del Paleolitico superiore, la prima cultura associata agli esseri umani moderni in Eurasia. Il terzo individuo risale invece a circa 35.000 anni fa ed è stato trovato insieme a strumenti litici di un periodo successivo.

    L’analisi genetica ha, infatti, mostrato che questo sapiens apparteneva a un gruppo geneticamente distinto dagli altri che avevano abitato la grotta di Bacho Kiro diecimila anni prima. Un risultato che indica come la storia degli esseri umani moderni usciti dall’Africa e arrivati in Europa, almeno duemila anni prima di quanto si era pensato, potrebbe essere stata particolarmente complessa, con gruppi distinti che si sono succeduti sostituendosi uno all’altro.

    Dal confronto tra i genomi sequenziati e quelli di individui vissuti più tardi in Europa e in Asia, è emerso che il contributo genetico degli individui  più antichi che abitarono la grotta di Bacho Kiro, o di gruppi strettamente legati a loro, si trova in particolare nelle popolazioni americane e dell’Asia orientale, piuttosto che in Europa.

    “Questi risultati sorprendenti- spiega Sahra Talamo – sono stati ottenuti anche grazie ai significativi miglioramenti dell’accuratezza della datazione al radiocarbonio e della risoluzione genetica dei resti umani, che hanno portato ad una ricostruzione cronologica più accurata e di conseguenza ad una migliore comprensione delle vicende di queste antiche popolazioni”.

    Oltre ai legami genetici tra i primi sapiens europei e i loro discendenti lontani, gli studiosi hanno poi analizzato le relazioni con altri umani a loro contemporanei: i Neanderthal.

    “Gli individui della grotta di Bacho Kiro hanno livelli di ascendenza neandertaliana più alti rispetto a quasi tutti gli altri Sapiens di epoche antiche finora studiati”, ha spiegato Mateja Hajdinjak, ricercatore al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology.

    Ad  oggi sono molto pochi i genomi sequenziati di esseri umani moderni vissuti in Eurasia nello stesso periodo in cui vivevano gli ultimi Neanderthal. In quasi tutti quelli analizzati è però emersa la presenza di antenati Neandertaliani recenti.

    “Questi risultati suggeriscono che i primi esseri umani moderni arrivati in Eurasia si siano mescolati spesso con i Neanderthal”, aggiunge Svante Pääbo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, coordinatore della ricerca genetica. “Tanto che primi gruppi di Sapiens europei potrebbero essere stati del tutto assorbiti dalle popolazioni Neandertaliane residenti, e solo l’arrivo successivo di gruppi umani moderni più numerosi potrebbe aver permesso la loro diffusione in Europa a scapito dei Neanderthal”.

    Rita Lena

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