RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Reimagining Education: uno sguardo al futuro possibile

Il venerdì 14 giugno, presso la John Cabot University, esperti del mondo  dell’istruzione, della formazione, del lavoro e della trasformazione sociale si  sono avvicendati in un dialogo mirato a costruire un futuro migliore scommettendo sull’educazione.

A complemento della tavola rotonda, una fiera  dedicata all’innovazione, la tecnologia e la creatività nell’ambito  dell’educazione, con 30 dei principali innovatori del settore. Iniziativa promossa e patrocinata dall’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori.

Un centinaio di persone, tra operatori del settore, docenti, dirigenti scolastici, genitori e  esponenti del mondo del lavoro, hanno partecipato a “Reimagining Education”, l’evento  fiera organizzato dall’Institute for Entrepreneurship della John Cabot University (JCU),  in collaborazione con l’Osservatorio Cultura e Lavoro e Insegnare per l’Italia.

Una tavola rotonda composta da esperti del mondo dell’istruzione, del lavoro e  dell’innovazione, ha fornito un quadro di riferimento e molti spunti di riflessione,  successivamente elaborati dai partecipanti durante la visita agli stand degli espositori.

Modera la discussione Loredana Oliva, giornalista di lungo corso e responsabile di  CoderDojoRoma, parte della rete internazionale dei CoderDojo, laboratori di programmazione per bambini dai 7 ai 17 anni. Le quattro “P” dei CoderDojo, e cioè l’apprendimento con e tra Pari, l’applicazione su un Progetto, tanta Passione e ilcoinvolgimento del Play (gioco), ritornano sotto varie forme anche negli interventi degli  altri relatori.

Antonella Salvatore, fondatrice dell’Osservatorio Cultura e Lavoro, identifica  immediatamente il problema culturale di fondo: spesso l’atteggiamento nei confronti  dell’università è “per ora pensa a prenderti una laurea, poi si vedrà”; purtroppo, quando il “poi” arriva, è già troppo tardi, e ci ritroviamo con generazioni di giovani (nemmeno tanto giovani, rispetto ai colleghi europei) poco preparati per il mondo del lavoro, con poca esperienza pratica e soft skill scarsamente sviluppate. Luigi Campitelli, direttore di  Lazio Innova SpA, ovvero l’agenzia regionale per lo sviluppo e gli investimenti della Regione Lazio, mette in evidenza un altro fenomeno, che definisce “deficit di cittadinanza”, che porta a comportamenti collettivi privi della consapevolezza di appartenere a una comunità, con conseguenti gravissimi danni.

Per cambiare, occorre ripartire dai bambini, dicono Maria di Saverio e Mario Cusmai,  ricercatori dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP, ex  ISFOL) che si concentrano sugli strumenti di apprendimento in contesti formali, non formali e informali. Faticoso ma indispensabile è un cambiamento di paradigma, da costruire sull’intelligenza emozionale, che i bambini allenano facilmente.

Enrica Cornaglia, Venture Representative e Program Manager di Ashoka Italia, dice che cambiare si può, e racconta l’esperienza delle Scuole Changemaker, dove gli studenti  apprendono competenze come l’empatia, l’imprenditorialità, la leadership condivisa e la creatività, affinché possano essere protagonisti del cambiamento sociale e possano vivere e lavorare per il bene comune. Chiude con un’esortazione chiara: abolire i banchi schierati del primo ‘900 e far diventare tutti change maker.

Cecilia Stajano, di Fondazione Mondo Digitale, ci ricorda che intorno ai bambini gravitano, oltre agli insegnanti, genitori, parenti, amici… un capitale umano inestimabile, ancora scarsamente coinvolto nel “progetto bambino”. Bisogna mettere in rete le scuole con le famiglie, le comunità, le università e il mondo del lavoro, per fare sistema. Anche per Andrea Pastorelli, CEO di Teach for Italy (espressione italiana dell’organizzazione internazionale Teach for All), la scuola è il punto di partenza; il modello Teach for All punta a cambiare il sistema dall’interno, selezionando e formando i migliori talenti per poi inserirli nelle scuole più disagiate.

Infine, Marta Bertolai, di Enactus Italy (espressione italiana dell’organizzazione internazionale Enactus) completa il quadro, raccontando come il modello Enactus  coinvolge i giovani, partendo da progetti di innovazione sociale sostenibile; i partecipanti, oltre a sviluppare competenze di leadership e di imprenditorialità, diventano cittadini attivi, dando un contributo immediato e concreto alla società. Testimonianze coinvolgenti, che danno un forte segnale di speranza che un futuro migliore è possibile, non domani ma oggi, con molte realtà già attive sul territorio.

Il prossimo passo sarà crederci, investire, e fare sistema. Con questo spirito i partecipanti  hanno poi visitato gli stand della fiera, venendo a conoscenza di nuove iniziative e  creando nuove amicizie.

Hanno esposto startup di recente formazione e organizzazioni già affermate che  ambiscono a lasciare un’impronta nel mondo dell’educazione: A Cena con l’Inglese,  Acton Institute, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo – ASCS,  CareerPaths, Coaster co-working, Coding Girls, DailyInternship.com, Dock 3, Eggup, Enactus Italy, ENGIM, Fondazione Mondo Digitale, Gamification Lab La Sapienza, I4Elementi, Impactscool, INAPP Public Policy Innovation, John Cabot University –

Attività per le scuole, John Cabot University – Career Services Center, Junior  Achievement Lazio / CambiaMenti, Kamaleonte, Lazio Innova – Progetto Spazio Attivo,  MindSharing.tech, Officine Robotiche, Sicheo, Teach for Italy / Insegnare per l’Italia, United Network e WissenSearch.