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Ricerca: l’uva fa bene al cuore

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Ricerca: l’uva fa bene al cuore –

L’uva fa bene al cuore. A dirlo è un gruppo di ricercatori del CREA Viticoltura ed Enologia, sede di Turi, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bari, che  hanno realizzato una ricerca sull’uomo per valutare il legame fra l’assunzione prolungata di uva e i processi di coagulazione e fibrinolisi, che potrebbero portare all’insorgenza dei disturbi cardiovascolari.

Risultato: assumere uva da tavola fresca ha effetti salutari proteggendo l’organismo dall’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Effetti antitrombotici, che secondo gli scienziati, persistono anche dopo l’interruzione dell’assunzione.

Ricca di sali minerali (potassio, ferro, fosforo, calcio, manganese, magnesio, iodio, silicio, cloro, arsenico), vitamine A, B e C, e polifenoli, l’uva ha proprietà ricostituenti e antiossidanti, perché combatte i radicali liberi responsabili del deterioramento dei tessuti e del DNA.

Con il suo contenuto di acqua e fibre, inoltre, permette di purificare l’intestino e il fegato. Ma non solo.

Se assunta nella dieta, la sua composizione la rende particolarmente indicata come valido aiuto nel trattamento dei principali fattori di rischio dell’aterosclerosi come l’ipertensione, il diabete, l’iperlipidemia e lo stress ossidativo, al punto da poter contribuire a ridurre la mortalità legata ai disturbi cardiovascolari.

Per la ricerca è stata utilizzata, per la prima volta, uva da tavola fresca e non derivati. È stata scelta la varietà Autumn Royal, a bacca nera, proprio per le sue caratteristiche: moderato contenuto di zuccheri, elevato contenuto di composti polifenolici e in particolare di antociani, elevata attività antiossidante.

Sono stati reclutati 30 volontari sani: 20 hanno assunto una dieta arricchita d’uva (5g/kg di peso, al giorno) per tre settimane e 10 hanno seguito la loro dieta abituale ma priva di uva.

Le analisi del sangue, effettuate all’inizio, alla fine del periodo di assunzione di uva e dopo un mese dalla fine dell’assunzione, hanno dimostrato innanzitutto che non si è verificato alcun aumento della glicemia, né del profilo lipidico, sfatando così un falso mito.

Inoltre, si è visto che  l’assunzione prolungata di uva ha anche un effetto anticoagulante, perché aumentando la capacità fibrinolitica del plasma riduce i meccanismi di formazione dei trombi ed esalta quelli deputati alla loro rimozione.

Rita Lena

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