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Rilevati segnali radio ripetuti a un miliardo e mezzo di anni luce da noi

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Sei segnali radio veloci (Fast radio burts, FRB) provenienti da una distanza di un miliardo e mezzo di anni luce, circa la metà della distanza da cui provenivano  altri segnali radio, FRB 121102, captati nel 2012.

Si tratta di tredici nuovi impulsi radio catturati lo scorso anno dall’esperimento canadese CHIME (Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment) della durata di pochi  millesimi di secondo.

Si presume di origine extragalattica e dei quali non si conosce la fonte.

Sette di questi sono stati registrati ad una frequenza di  400 megahertz, la più bassa mai registrata, con lunghezze d’onda vicine al metro, il che fa pensare  che gli  impulsi radio, FRB, potrebbero essere osservati a frequenze ancora più basse di quelle alle quali può lavorare il telescopio  Chime.

Una misurazione che, secondo Tom Landecker, National Research Country,  dà indizi sull’ambiente interstellare che i FRB attraversano e il tipo di sorgente.

Gli scienziati della collaborazione  Chime/FRB riportano nel loro studio  che sui 13 impulsi rilevati, chiamati  FRB 180814.J0422+73, solo uno, quello del 14 agosto 2018, è il secondo a presentare una ripetizione di sei impulsi che sembrano arrivare dalla stessa direzione (il primo fu registrato nel 2012 a 700 Megaherz).

Gli autori della ricerca hanno notato delle somiglianze tra i nuovi  impulsi radio che si ripetono per sei volte e quelli del 2012 (FRB 121102), forse a causa, viene  ipotizzato, per un meccanismo di emissione simile o per gli effetti di propagazione.

Acceso solo da pochi mesi per captare i misteriosi FRB, finora se ne erano registrati poche decine in poco più di dieci anni, Chime ha già rivoluzionato la radioastronomia con le sue antenne puntate verso il cielo, scoprendone in pochi mesi ben 13.

Lo studio della collaborazione Chime/FRB pubblicato su Nature il 9 gennaio,  porta anche la firma del ricercatore italiano Daniele Michilli, postdoc alla McGill University, che  aveva conquistato la copertina di Nature con uno studio che riconduceva l’origine di un fast radio burst a una stella di neutroni, una pulsar, che divora materia, magari vicina a un buco nero o ai resti di una supernova.

Secondo Ingrid Stairs, membro del gruppo Chime e astrofisica alla University della British Columbia, aver trovato un altro impulso radio ripetuto, fa pensare che ce ne potrebbero essere molti altri da rilevare.

Più ne saranno registrati, più sarà facile capire come si originano e da dove vengono.

Sapere da dove arrivano consentirà di puntare i telescopi nella direzione giusta per studiare questi segnali e spiegare se sono il risultato di eventi catastrofici come scontri tra stelle di neutroni o fusione di buchi neri, oppure, prodotti da intelligenze aliene.

Rita Lena

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