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Tomba di Romolo, una controversia forse risolta foto

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Gli scavi archeologici del Lapis Niger nel Foro Romano, avanti l’ingresso della Curia Julia,  hanno portato alla scoperta di un sarcofago intagliato nel tufo alle pendici del Campidoglio.  Secondo alcuni potrebbe coincidere con la tomba di Romolo: il leggendario primo re e fondatore di Roma.

Dopo circa un anno di ricerche, basate sulle pagine del diario di scavo e sugli appunti lasciati dall’archeologo e architetto italiano Giacomo Boni, i risultati delle indagini archeologiche annunciate nel 2019, hanno in effetti condotto ad un  risultato che sembrerebbe confermare  quanto dichiarato dal loro illustre predecessore.

Infatti  il 10 gennaio del 1899, durante gli scavi condotti dall’archeologo Giacomo Boni nel Foro romano, fu rinvenuto un tratto grosso modo quadrato di pavimentazione in marmo nero, separato con una transenna dalla restante pavimentazione in travertino di età augustea.

Quanto fu scoperto da Giacomo Boni, primo archeologo che fece scavi nel Foro romano, fu ricondotto alle fonti letterarie di epoca romana. Infatti autori come Festo riportavano scritto :

“Niger lapis in comitio locum funestum significat,

ut alii dicunt Romuli morti destinatum, sed non

usu obvenisse ut ibi sepeliretur, sed Faustulum

nutricium eius, ut alii dicunt, Hostilium avum Tulli

Hostilii regis.

“La pietra nera indica nel comizio un luogo

funesto, che alcuni dicono destinato alla morte

di Romolo, ma che non accadesse più che ivi si

seppellisse, ma alcuni dicono (destinato a

tomba) di Faustolo suo educatore, altri di Ostilio

avo del re Tullo Ostilio”.

(Festo, De lingua latina 177)

Altri autori, invece, come Dionigi d’Alicarnasso, che fu in visita nell’Urbe all’epoca di Augusto, ricordò la presenza di una statua di Romolo nel Volcanal accanto ad un’iscrizione in caratteri da lui definiti  “greci”.  Tuttavia l’iscrizione del Lapis Niger è in caratteri simili a quelli greci, ma non in greco: la vicinanza di questo luogo descritto al sito del Lapis Niger ha fatto pensare a una ricostruzione più tarda dell’iscrizione e della statua dell’antico santuario come  anche le città greche avevano spesso un heroon nell’agorà, dedicati ai fondatori veri o presunti.

La scoperta  archeologica del Boni, sia pure di grande interesse, trovò la ricusa di Orazio Marucchi, docente di archeologia cristiana ed allievo di G.B. De Rossi, che dal giornale  “Vox Urbis” respinge l’idea che possa essere la tomba di Romolo primo re di Roma e suo eponimo, anche Domenico Camporetti e Giuseppe Gatti respingono la possibilità che si possa trattare della tomba di Romolo. Christian Hulsen ritiene che sia semplice lastricato. Di altro avviso sono studiosi come Dante Vaglieri che tendono a vedere la tomba di Romolo nel Lapis Niger. Quindi  fin dal 1899, anno della sua scoperta, si creano due linee di pensiero diverse e polemizzanti sulla questione.

Anche le fonti attuali come il professor Filippo Coarelli ritengono che nel passo di Festo, già citato in precedenza, l’unico che ricorda il Lapis Niger. Vi si afferma che ‘La pietra nera nel Comizio indica un luogo funesto , perché destinato alla morte di Romolo’. Coarelli ritiene che “non si tratta dunque della tomba di Romolo, il quale del resto sarebbe miracolosamente scomparso, e in quanto eroe o divinità non avrebbe potuto avere un vero sepolcro –  ma nel   luogo della sua morte. Avvenuta, come vuole la tradizione, per mano dei senatori. Come ci tramanda Plutarco nella Vita di Romolo (27,6) il primo re di Roma sarebbe stato ucciso nel Volcanal : quet’ultimo coincide con il Niger Lapis. (F. Coarelli, Roma, Laterza 2003)

Tuttavia Orazio negli Epodi, epodo XVI, Le isole felici, cita il luogo di sepoltura di Romolo (divenuto dopo la morte una divinità tutelare delle Curie, appunto detto Quirino) nel Foro Romano.

La scoperta archeologica del 17 febbraio sembrerebbe aver risolto una questione che si dilunga dal gennaio 1899, se non addirittura dai tempi dei romani antichi che si potevano chiedere: dove fosse stato seppellito il corpo del loro primo re, qualora non fosse asceso al cielo degno di apoteosi.

Emiliano Salvatore

 

 

 

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