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Trapianto di rene da vivente isola felice al Bambino Gesù di Roma

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È una valida alternativa terapeutica al più noto trapianto da cadavere. Ma il trapianto di rene da vivente rappresenta oggi poco più del 10% degli espianti eseguiti in Italia. Anche se nel 2011, secondo gli ultimi dati del Centro nazionale trapianti, si è registrato un +13% rispetto al 2010. Ma c’è un’ isola felice in questo campo, ed è l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Grazie all’impegno del personale sanitario in un programma ‘ad hoc’ – spiega Nicola Capozza, responsabile della chirurgia del trapianto di rene e patologie correlate della struttura romana – nel 2011 le donazioni di rene da vivente sono passate dallo 0,4% degli anni precedenti al 41%. Ben 7 operazioni sulle 17 portate a termine nel 2011, sono state effettuate con questo approccio». «Siamo – prosegue il chirurgo – uno dei maggiori centri di riferimento in Italia, insieme al Gaslini di Genova e all’università di Padova, per il trapianto di rene da vivente nei piccoli. Arrivano infatti nella nostra struttura il 50% delle richieste di trapianti di rene in età pediatrica. Oggi al Bambino Gesù – prosegue – abbiamo in attesa 32 bambini e speriamo di trovare per la metà di questi un donatore e di eseguire l’intervento entro la fine del 2012». Il prelievo dell’organo può essere eseguito in diversi modi. «Con un tecnica tradizionale – avverte Capozza – ovvero ‘a cielo apertò, ma anche con le recenti possibilità offerte dalla tecnologia mininvasiva come la laparoscopia. Si tratta – sottolinea l’esperto – di prelevare il rene da una persona sana il cui unico scopo è quello di donare, e di farlo in sicurezza e con il minor impatto per il suo organismo. La laparoscopia ci offre questa strada». «Quindi l’imperativo per lo specialista e il suo staff è quello trovare le tecnica più rispettosa» per l’organismo del donatore, precisa Capozza. «Oggi – prosegue – grazie alla laparoscopia e ad alcune sue varianti, come il metodo ‘hand-assisted’, la chirurgia offre un approccio in grado di salvaguardare anche la salute del donatore». Ma i benefici del trapianto di rene da donatore vivente non finiscono qui. «Utilizzare un organo proveniente da un cadavere porta con sè una serie di problematiche bene note – sottolinea il nefrologo pediatrico – anche se si effettuano tutti gli esami a disposizione sull’organo, non c’è mai una certezza al 100% della sua condizione. Inoltre – prosegue – ci sono tempistiche più lunghe legate al prelievo e al trasporto da una struttura all’altra. Passaggi azzerati con il prelievo da donatore vivente, dove tutto viene eseguito quasi in contemporanea». Secondo Capozza una delle strade per aumentare i donatori, oggi in maggioranza donne (il 69% rispetto a un 31% di uomini), è «offrire le tecniche mininvasive laparoscopiche – suggerisce il chirurgo – come già da anni fa lo ‘United Network for Organ Sharing’ (Unos) negli Stati Uniti. Dove dal 50 all’80% dei trapianti sono da vivente e oltre l’80% viene effettuato in laparoscopia. Aspettando anche i progressi della robotica in questo campo, che – conclude – accoppiata alla laparoscopia, permetterà la maggiore diffusione del prelievo dell’organo da vivente».

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