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Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. E ora?

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A grande sorpresa di tutti i sondaggi e delle dichiarazioni statistiche che lo davano per vinto, Trump è diventato il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. L’America ha così scelto il suo leader. E alla testa dei 50 stati americani ci sarà lui per i prossimi quattro anni, il tycoon repubblicano.

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Comizi, dibattiti, scontri e prese di posizioni, ma alla fine ce l’ha fatta. Contro ogni sondaggio che davano vincitrice la Clinton, a volte con un netto vantaggio, a volte con lo scarto di pochi numeri, The Donald ha stravolto tutto e tutti e fatto parlare di sé. E’ lui il vincitore.

Le proteste. Davanti a sé, ora, c’è una nuova battaglia. Non sarà semplice perché molti erano i sostenitori di Hillary e molti non hanno condiviso questa vittoria, tanto da scendere in piazza, da New York a Philadelphia, a Los Angeles e Portland. Da mercoledì, in diverse città degli Stati Uniti, centinaia di persone si sono riunite manifestando in reazione all’elezione di Donald Trump alla presidenza. Le maggiori tensioni sono avvenute soprattutto a Oakland in California. Il presidente neoeletto ha reagito così contro chi manifestava “professionista della protesta incitato dai media”. Queste le parole rilasciate in un post su twitter: “Just had a very open and successful presidential election. Now professional protesters, incited by the media, are protesting. Very unfair!”

Preso di mira anche il quartier generale di Trump a Manhattan. In migliaia, nonostante il freddo e la pioggia, si sono radunati a Union Square e hanno poi sfilato verso Midtown fino alla blindatissima Trump Tower sulla Fifth Avenue. Decine di arresti anche se i contestatori non si arrendono e il via vai davanti alla residenza del Presidente eletto continua.

Da Obama. E stato uno dei martedì che la storia internazionale ricordi. Una notte che aveva il sapore della notte dove l’alba sembrava non arrivare. Ma poi, il risultato. Con un punteggio di 302 per Donald Trump, e 232 per Hillary il tycoon vince. Emozionato, è salito sul palco con la famiglia. Tutti lì, al suo fianco. Melania, la nuova First Lady vestita di bianco e tutti i figli. Con le note epiche dei titoli di coda di Air Force One, film del 1997 che hanno fatto da colonna sonora all’avanzamento di Trump sul podio pronto per il primissimo discorso da neo eletto dichiara:   “Prometto che sarò il presidente di tutti gli americani”. E prosegue: “I dimenticati di questo Paese, da oggi non lo saranno più”.

Donald Trump ha poi incontrato l’uscente Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nello Studio Ovale. Un faccia a faccia che sarebbe dovuto durare 30 minuti ma che si è invece protratto per oltre un’ora e mezza. Toni cordiali ma che a volte i loro visi hanno detto tutto il contrario. Si dice che i coniugi Obama non abbiano voluto anche la consueta foto con i futuri coinquilini della Casa Bianca. L’incontro è stato organizzato per avviare l’inizio del passaggio di poteri tra i due, che avverrà formalmente con la cerimonia di insediamento di Trump alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.

“È stata un’eccellente conversazione”, ha detto Obama al termine dell’incontro. “Vogliamo e faremo di tutto perché lui e la moglie si sentano benvenuti e perché riescano al meglio nel loro compito”.

Il programma. Nel corso dell’incontro sono stati discussi temi importanti. Ma quel che è certo è che The Donald stravolgerà tutto il lavoro fatto da Obama in questi anni. Non è d’accordo sull’Obamacare, che Trump vuole abolire (anche se voci dell’ultima ora smentirebbero tali intenzioni). Vuole anche lo smantellamento della riforma di Wall Street ma quello che forse è il tema più discusso riguarda il muro che Trump vuole ergere contro il Messico così come vuole cancellare il bando anti-musulmani. Nella pratica potrebbe diventare più difficile per chiunque ottenere il visto per lavorare e vivere in America. Il neopresidente ha promesso di espellere “oltre 2 milioni di migranti criminali e annullare i visti di Paesi stranieri che non li raccoglieranno”. La nuova Casa Bianca in carica dal 20 gennaio 2017 potrebbe rinegoziare il Trattato di libero scambio nordamericano (Nafta) con Messico e Canada, e annunciare il definitivo ritiro degli Stati Uniti dall’intesa con i paesi del Pacifico (Tpp) e dai negoziati con l’Unione europea (Ttip). Trump ha anche minacciato di voler imporre una tariffa del 45% sui prodotti made in China, revocherà le restrizioni alla produzione di energie fossili, rilancerà il progetto dell’oleodotto Keystone XL a cui il presidente Obama ha messo il veto nel febbraio 2015. Soprattutto annullerà i contributi di miliardi di dollari promessi alle Nazioni Unite per i programmi di lotta ai cambiamenti climatici. Vuole limitare il numero dei mandati di deputati e senatori al Congresso, congelare le assunzioni dei funzionari federali e vietare per cinque anni ai dipendenti ed eletti di Casa Bianca e Congresso di diventare lobbisti.

Nonostante le tensioni con il suo partito, che ha ora la maggioranza di Camera e Senato, Trump promette di lavorare con il Congresso per un piano economico che crei 25 milioni di posti di lavoro in dieci anni, tramite sostanziali tagli alle tasse per classe media e imprese. Obiettivo: una crescita del 4% l’anno.

Si è parlato molto del rapporto con il Presidente russo Putin che gli esperti indicano come la vera minaccia strategica per gli Stati Uniti. Trump non ha mai parlato dei dettagli ma molti addetti ai lavori temono adesso per il trattato nucleare con l’Iran che Obama ha siglato l’estate scorsa e per il quale il Presidente uscente ne andava molto orgoglioso.

Ma quello a cui Donald Trump tiene più di ogni cosa è il lavoro di squadra. “Per repubblicani e democratici è arrivato il tempo dell’unione. Dobbiamo collaborare, lavorare insieme e riunire la nostra grande nazione. La nostra non è stata una campagna elettorale, ma un grande movimento”.

La storia è stata riscritta. Trump entrerà nel pieno dei suoi poteri il prossimo 20 gennaio e vedremo se manterrà le promesse fatte durante l’elezione. The Donald ha fatto molto parlare di sé nel corso degli anni. Per il suo impero costruito dal nulla (anche se molto lo deve a suo nonno e al padre che gli hanno spianato la strada imprenditoriale), per le sue donne, le sue molteplici storie (che, tra verità e menzogne, sono venute a galla nel corso della campagna elettorale).

Per un motivo o per l’altro Donald Trump è ancora in prima fila e questa volta siede al posto d’onore. Speriamo solo che questo onore non lo faccia perdere a tutti gli Stati Uniti d’America e soprattutto agli americani che lo hanno votato e che hanno fiducia nel cambiamento. Un cambiamento che potrebbe essere epocale. Conosciamo Donald come un uomo agguerrito, determinato e che ha sempre raggiunto i suoi milionari obiettivi. Staremo a  vedere se anche questa volta  riuscirà nell’intento.

Per ora non rimane che fare le congratulazioni al nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, il 45°, e auguragli un buon lavoro.

Silvia Roberto

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