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Un mostro sin troppo umano

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John Ajvide Lindqvist ha pubblicato soltanto pochi libri, ma ha già avuto ben due trasposizioni cinematografiche del suo romanzo più famoso – Lasciami Entrare-, una prima in madrepatria, la Svezia, ed un velocissimo remake a stelle e strisce dal titolo, più banale, di “Blood Story”. Per molti anni ha lavorato come artista di strada, prestigiatore e cabarettista e il tema del fantastico in chiave paranormale gli risulta così congeniale da essere al centro di tutti i suoi lavori.

Lascia entrare la persona giusta (per te). In fondo, John Ajvide Lindqvist ce lo dice nel titolo. Cosa sia l’amore, intendo. Lascia entrare la persona giusta. Anche se per il resto del mondo è la più sbagliata possibile (o la più pericolosa): l’amore è, essenzialmente, una questione di fiducia e condivisione, anche sul filo del rasoio, anche a rischio della vita. E’ una dimensione assoluta, in un mondo relativo. Questo, almeno, è l’amore letterario, un non luogo al quale tutti tendiamo, nel profondo. Nella casa del cuore può entrare anche quello che per gli altri è un mostro o un diverso o un rifiuto, se è la persona giusta per noi. E come misurare questa qualità ineffabile? Non c’è modo, sembra dire Lindqvist, se non quello di rischiare e fidarsi. La fiducia, quindi, si fonda sul rischio. Una contraddizione solo apparente. Il romanzo, al quale la trasposizione cinematografica originale è filologicamente fedele, è una variante estremamente innovativa, quasi una reinvenzione, del racconto di vampiri. Lindqvist mostra di conoscere bene tanto la letteratura che la cinematografia di genere, ma conferisce alla vicenda il proprio personalissimo punto di vista, partendo dall’ambientazione che è quella della sua Svezia, fatta di sobborghi popolari innevati, di luoghi senza storia nei quali, paradossalmente, far aggirare una creatura che la storia la incarna fisicamente. Ci trovate Stoker (banale), ma anche il meno noto Sheridan Le Fanu, autore di Carmilla -un precedente storico della piccola Eli- una ragazza vampiro che seduce giovani coetanee per poi cibarsene.  Il genio di Lindqvist però sta nella caratterizzazione dei personaggi principali: siamo di fronte ad una vicenda plurale che si muove agilmente su più piani narrativi e utilizza questa contemporaneità letteraria per condurci in un viaggio molto dettagliato fra le vette e gli abissi della natura umana. La cui corruzione comincia dall’infanzia, quando il disordine morale (come il vampirismo) si trasmette dagli adulti ai piccoli. Violenza subita chiama violenza perpetrata, il sadismo degli adolescenti si affianca per diverse pagine agli innominabili pruriti del custode diurno di Eli, mite amante della letteratura svedese e della glottologia, eppure disposto a uccidere innocenti per poter stare vicino all’oggetto del suo riprovevole desiderio: anche se è un vampiro, anche se Hakan è principalmente un suo strumento. Piuttosto devastate umanamente sono anche le altre figure tratteggiate da Lindqvist: alcolizzati che campano di assistenza sociale, nevrotici incontinenti che vivono circondati da gatti, madri assenti e padri infantili. Persone rotte dentro, tante quante non ve ne potete immaginare: una fila di solitudini e pulsioni così lunga che basterebbe a lastricare la via dell’inferno.Eppure in questa sordidezza dell’anima e del cuore, spingendo attraverso la cortina delle proprie pulsioni inconfessate, dei peggiori istinti, i due protagonisti, Eli e il piccolo Oskar scoprono che quando sono insieme succede loro qualcosa: si sentono vivi e umani soprattutto quando possono stare uno accanto all’altro. Non importa se Eli è un demone succhiasangue (o la vittima di una rara e sfortunata malattia, condizione impostale crudelmente in un passato mai dimenticato) e Oskar un bambino introverso e chiuso, debole e vittima del bullismo degli altri ragazzini della sua età. In due non si è più soli. Non fa più tanto freddo: in due c’è qualcosa di speciale. Di unico. Di ineffabile. Una magia che pervade l’aria e rende la vita viva.L’amore, visto con gli occhi antichi di una bambina che non crescerà mai e riflesso negli occhi di un bambino che deve ancora crescere oltre le proprie debolezze, è sempre qualcosa di splendido e assoluto.Anche sotto l’incessante danza dei fiocchi di neve.

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