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Virus dell’aviaria: non pubblicate quello studio

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Il virus H5N1 dell’influenza aviaria è al centro di uno scontro “senza precedenti” sulla pubblicazione scientifica, come lo ha definito il direttore di “Nature”, Philip Campbell. Il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), cioè il comitato per la biosicurezza statunitense, ha infatti chiesto a “Nature” e “Science” di censurare due articoli scientifici sulla produzione di virus H5N1 mutati. Le due riviste hanno per ora sospeso la pubblicazione, in attesa di decisioni chiare e definitive.

I ceppi, sviluppati da ricercatori dell’Erasmus Medical center di Rotterdam e dell’Università del Wisconsin, combinano l’alta mortalità di H5N1 con una facilità di trasmissione paragonabile a quella dell’influenza stagionale. Ma anche se la trasmissione attraverso l’aria respirata è stata provata solo su animali da laboratorio, il NSABB ritiene che il rischio di uso a fini bioterroristici sia troppo elevato e ha chiesto alle due riviste di pubblicare solo le conclusioni generali e omettere i dettagli genetici e metodologici che potrebbero permettere la replicazione degli esperimenti.

Questa richiesta ha sollevato numerose critiche. Ron Fouchier e Ab Osterhaus dell’Università Erasmus di Rotterdam, autori di uno degli esperimenti sotto osservazione, chiedono che non sia un solo governo a decidere, ma piuttosto che sia un gruppo di esperti internazionali a studiare il problema e trovare soluzioni condivise. Le informazioni sono infatti necessarie a preparare le contromisure per una possibile mutazione in natura, come antivirali, vaccini e metodi di sorveglianza. Altri criticano il NSABB per non essere intervenuto prima: gli studi sono già stati presentati a convegni o inviati ai revisori esterni delle riviste.

Secondo Ilaria Capua, che dirige il laboratorio di virologia dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, “rendere pubbliche le istruzioni per costruire una bomba biologica non è una buona idea, ma bisogna permettere a ricercatori accreditati di accedere alle informazioni”.

Anche il direttore di “Science”, Bruce Alberts, ritiene che occorra “un piano di trasparenza per assicurare che ogni informazione omessa sia fornita agli scienziati responsabili che ne facciano richiesta”. Kwok-Yung Yuen, il direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Università di Hong Kong (uno dei paesi più colpiti da H5N1) ha dichiarato a “Nature” che i dati genetici dei virus mutati dovrebbero essere forniti “a tutti i laboratori di salute pubblica che fanno parte del network di sorveglianza dell’OMS, dopo che hanno firmato un accordo di segretezza”.

Discorso diverso per il virus in natura. Secondo Capua, “la trasparenza dei dati sul campo è ancora più importante: in alcuni paesi H5N1 è ancora presente, e ora che sappiamo che ha le potenzialità per diventare più aggressivo, occorre far circolare le informazioni per intervenire velocemente e con efficacia”.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, auspica “un nuovo modello etico per la gestione della ricerca. Queste attività di grande avanzamento scientifico ma che costituiscono un potenziale rischio vanno gestite con regole precise sia per il rischio di infezioni, sia per i problemi legati alla sicurezza dei dati resi pubblici”. Le autorità mondiali dovrebbero quindi “stabilire quali esperimenti si possono fare, in quali strutture e con quali garanzie di sicurezza e procedure di controllo”.

Intanto, il NSAB chiede una moratoria volontaria durante la quale i ricercatori non dovrebbero rendere pubblici studi sulla trasmissibilità del virus H5N1.

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