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Vulcani. In Italia 4,5 milioni di persone ad alto rischio

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Vulcani. In Italia 4,5 milioni di persone ad alto rischio –

E’ stato stimato che circa 680.000 persone  vivono nella “zona rossa” del Vesuvio (25 comuni dell’area vesuviana e 3 quartieri di Napoli), zona esposta al pericolo di scorrimento di flussi piroclastici e accumulo di depositi da caduta; altre 500.000  (7 comuni e 11 quartieri di Napoli) vivono nella corrispettiva “zona rossa” dei Campi Flegrei. Due zone per le quali è prevista la completa evacuazione della popolazione in caso di escalation di una crisi vulcanica.

Inoltre, ci sono circa 3 milioni di persone che si trovano nella cosiddetta “zona gialla”, una zona  esposta, alla caduta di cenere, il cui accumulo può causare il collasso dei tetti. E non bisogna dimenticare le circa cinquecentomila che vivono intorno all’Etna e sulle isole di Stromboli e Vulcano.

E’, comunque, la città Metropolitana di Napoli, con più di 3 milioni di persone e una densità di popolazione di circa 2.700 abitanti/km2,  la Città sui Vulcani  per eccellenza, con due vulcani esplosivi attivi, Vesuvio e Campi Flegrei, e l’isola vulcanica di Ischia, a classificarsi ai primi posti come il territorio a più alto rischio vulcanico nel mondo.

Sono questi i primi  dati preoccupanti, purtroppo già noti, che stanno emergendo al congresso COV 10, Cities on Volcanoes – Millenni di stratificazione tra Vita dell’Uomo e Vulcani: strategie per  la coesistenza”. Evento internazionale, in corso a Napoli dal 3 al 7 settembre, che ha richiamato vulcanologi, scienziati e giornalisti da tutto il mondo.

Organizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), la Regione Campania, il Comune di Napoli, il Parco Nazionale del Vesuvio, l’Università di Napoli “Federico II” e l’Associazione Nazionale di Vulcanologia.

“Il COV 10 a Napoli rappresenta un importante appuntamento per la comunità internazionale che si dedica agli studi di pericolosità e rischio vulcanico – ha detto il Presidente dell’INGV Carlo Doglioni  – il congresso, infatti, vuole porre l’attenzione sui meccanismi di accumulo e risalita dei magmi che provengono dal mantello terrestre e che producono in superficie una varietà di fenomeni vulcanici controllati in particolare dalla composizione chimica, temperatura e viscosità dei fusi mantellici. Ogni vulcano comporta una diversa pericolosità e necessita di una resilienza specifica dell’uomo. È quindi necessario monitorare – conclude –  con sempre maggiore attenzione le aree vulcaniche con tutte le tecniche analitiche moderne a disposizione, dai movimenti registrabili dalle stazioni sismiche, i dati GPS (sistema di posizionamento globale),  l’interferometria satellitare, l’idrogeochimica e le temperature dei fluidi, fino alla petrologia dei magmi, la stratigrafia eruttiva e la tettonica, per arrivare a produrre modelli evolutivi affidabili”.

Un impegno, secondo gli scienziati,  che fa di Napoli  un laboratorio dove la ricerca scientifica è indispensabile per una coabitazione consapevole con il rischio vulcanico, un’area in cui la storia millenaria di convivenza con il Vesuvio, i Campi Flegrei e Ischia hanno profondamente inciso nella cultura e nell’arte, determinando una peculiare filosofia di vita, dove il fatalismo ha contribuito a generare poesia, musica, gioia e malinconia nei suoi abitanti.

Rita Lena

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