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Abruzzo, sequestrate 3 tonnellate di pesce

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In Abruzzo sono state sequestrate 3 tonnellate di pesce. Oltre tre tonnellate di prodotti ittici conservati in pessime condizioni igienico sanitarie. Sospesa l’attività commerciale e denunciato il titolare per tentata frode nell’esercizio del commercio. E’ il bilancio dell’operazione condotta dai carabinieri del Nas di Pescara che hanno ispezionato numerose imprese alimentari, presenti su tutto il territorio abruzzese, operanti nel settore ittico e dell’acquacoltura.

In Abruzzo sono state sequestrate 3 tonnellate di pesce.

In Abruzzo sono state sequestrate 3 tonnellate di pesce.

In Provincia di Chieti, i militari del Nas, coadiuvati da personale veterinario della Asl, hanno sequestrato circa 750 kg di mitili, recanti data di confezionamento successiva a quella reale, aumentando, in tal modo, la “shelf life” del prodotto e fornendo un’informazione diversa rispetto alla realtà. Il legale rappresentante dello stabilimento, è stato denunciato alla Procura della Repubblica teatina per tentata frode nell’esercizio del commercio.

In Provincia di Pescara, è stato scoperto un laboratorio abusivo per la preparazione dei prodotti gastronomici a base ittica, all ‘interno di uno stabilimento con riconoscimento “CE”. Conseguentemente la Asl ha disposto l’immediata sospensione dell’attività e il divieto di commercializzazione di oltre 400 kg di prodotti ittici, freschi e lavorati, per cui non erano state fornite sufficienti informazioni atte a ricostruirne la rintracciabilità.

In Provincia di Teramo i carabinieri hanno ispezionato uno stabilimento di lavorazione dei prodotti ittici, in particolare nella trasformazione del “pesce povero” destinato ad essere consumato crudo, riscontrando al riguardo procedure di lavorazione non in linea con i dettami della normativa europea e nazionale. Oltre 18 quintali di pesce sono state vincolati sanitariamente e messi a disposizione dell’Autorità Competente che dovrà esprimersi sulla destinazione.

Altre due tonnellate di prodotti ittici sono state avviate alla distruzione, poiché prive di informazioni relative alla rintracciabilità. Il valore della merce è pari a 25mila euro.

 

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