Arrestate madre e figlia: facevano prestiti al 104%

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Roma – Agenti del III Gruppo ‘Nomentano’ della Polizia locale Roma Capitale, diretti dal dirigente Maurizio Sozi, unitamente al personale della Squadra Investigativa del III Distretto di Polizia di Fidene-Serpentara, guidati dal dirigente Fabio Germani, hanno svolto un’articolata e complessa attivita’ d’indagine di polizia giudiziaria denominata ‘Operazione Marylin’, coordinata dal Pool Reati Gravi contro il Patrimonio, diretto dal procuratore aggiunto Lucia Lotti.

La complessa attivita’ investigativa ha permesso l’arresto di due soggetti operanti nella Capitale, che si avvalevano di una struttura organizzata allo scopo di concedere i prestiti usurari.

L’indagine ha avuto inizio nel mese di maggio 2018 ed e’ terminata a fine anno. Nell’ambito del suddetto procedimento, le operazioni di intercettazione ambientale e telefonica avviate sulle utenze, i luoghi e le pertinenze riconducibili alle indagate hanno permesso di seguire ‘in diretta’ la vicenda usuraria perpetrata, con modalita’ particolarmente odiose, in danno di 5 soggetti con prestiti da un massimo di 3.000 euro a un minimo di 500, con un tasso usurario fino a un massimo del 104,28% annuo.

Nel corso dell’attivita’ investigativa e’ stato accertato che le due indagate, madre e figlia, si suddividevano i compiti e si avvalevano di una grande varieta’ di mezzi, negozio di parrucchiere e carte postepay per il pagamento delle somme dovute dagli usurati, nonche’ cellulari per mantenere i contatti con gli stessi, erogando, in modo professionale e con abitualita’, prestiti in contanti.

Dalle intercettazioni e’ emerso, in diverse occasioni, come le due donne tenevano la contabilita’ dei prestiti usurari e dei pagamenti effettuati dai soggetti usurati. In particolare era la figlia a detenere il quaderno sul quale provvedeva a trascrivere periodicamente i soldi ricevuti in pagamento.

In una intercettazione la figlia chiedeva spiegazioni in merito alla poca visibilita’ della scrittura sul quaderno: “E’ tutto scolorito, ma perche’?”, e la madre le rispondeva: “Perche’ ho cancellato uno e ho messo quella.. ahaa.. quella nuova no? J’ho messo quella nuova”, riferendosi al fatto che la persona aveva terminato di pagare le rate del prestito precedente e che ne aveva iniziato un altro.

Nel corso dell’attivita’, inoltre, e’ emerso come le indagate non esitavano anche a minacciare gli usurati che, trovandosi in una situazione di difficolta’ economica, tardavano nei pagamenti delle rate del prestito usurario.

Sintomatica una frase pronunciata da una delle indagate nei confronti di una delle persone usurate: “Non me ne fai un’altra! Non c’e’ qua! Non c’e’ qua! Non c’e’! Non c’e’! Adesso sto a torna da’ a posta. Sei un buciardooo!! No me ne fai un’altra! Io t’o faccio magna’ er fojettino questo oh! Io t’o faccio magna’, eh! Io t’o faccio magna’, eh! Io to faccio magna’, eh! Vengo giu’ t’o faccio magna’, eh!”.

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