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Bari, assolta in appello la famiglia Cassone, restituiti i beni sequestrati

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Apprendiamo dal signor Giuseppe Cassone, titolare dell’azienda Stm srl (Systems Meridional Technological) di Gravina di Puglia, che la Corte d’Appello di Bari ha assolto totalmente il titolare Giuseppe Cassone e i suoi familiari e soci, restituendo tutti i beni sequestrati dopo la sentenza di primo grado, come risulta dalla copia della sentenza che il signor Cassone ci ha inviato. Il sequestro era avvenuto nel 2015 e il nostro giornale aveva dato la notizia, ripresa da un comunicato d’agenzia, in occasione della sentenza di primo grado, ora ribaltata dalla Corte d’Appello. Siamo lieti della conclusione positiva del procedimento e pubblichiamo volentieri una breve relazione inviataci dal signor Cassone che riassume i fatti.

“(REGISTRATO 70454) – RELAZIONE – PROCEDIMENTO PENALE N. 7/2015 R.G.M.P. – TRIBUNALE PENALE DI BARI

“In data 21/05/2015, il Tribunale Penale di Bari – Sezione Misure di Prevenzione -, notificava al sig. CASSONE Giuseppe, al suo coniuge URGO Eufemia ai suoi figli, oltre a diversi soggetti terzi, il provvedimento di sequestro/confisca, adottato ai sensi del Decreto legislativo n. 159/2011 su istanza della Procura di Bari, nell’ambito del procedimento penale n. 7/2015 R.G.M.P.

“Con il provvedimento del sequestro, veniva nominato Amministratore Giudiziario l’avvocato (…), coadiuvato dal dott. (…)  e veniva fissata l’udienza per la decisione.

“La misura ablativa si fondava su alcuni reati contestati al sig. CASSONE Giuseppe, (emissioni di assegni senza provvista, bancarotta, appropriazione indebita…), realizzati circa 20 anni  addietro, nonché la sproporzione del patrimonio del medesimo e dei suoi familiari, in rapporto ai redditi dichiarati ai fini fiscali.

“Cassone Giuseppe, sin da subito, nonostante la complessità della vicenda, forniva copiosa documentazione che sconfessava l’assunto accusatorio.

 “Tuttavia, le argomentazioni offerte dal Cassone e la copiosa documentazione offerta dal medesimo, unitamente alle esigenze difensive, non consentivano al Tribunale di giungere ad una immediata definizione del procedimento, e di talché, il procedimento si protraeva oltre modo, per circa tre anni in primo grado, allorquando all’esito giungeva il provvedimento di confisca “provvisorio”.

“Orbene, a questo punto si rende doverosa una precisazione.

“Il sequestro eseguito in ossequio al disposto del D.lgs 159/2011 è una misura che adotta in anticipo la cautela sui beni che si assumono di provenienza delittuosa, ovvero, acquisti con somme derivanti dal reimpiego di traffici delittuosi.

“Orbene, stante la natura cautelare del provvedimento, in attesa che venga accertata o meno la fondatezza della Pubblica Accusa, il patrimonio è amministrato da un delegato nominato dal Tribunale, mentre ogni potere decisorio sulla gestione dei beni è in capo al Tribunale medesimo. 

“I beni oggetto del presente provvedimento, quali autovetture e automezzi, immediatamente dopo il sequestro e ancor prima della fissazione dell’udienza, sono stati affidati al nucleo operativo dei Carabinieri, affinché potessero utilizzarli.

“La suddetta circostanza, resa palese ai sigg.ri CASSONE, solo con la notifica di verbali amministrativi elevati da diversi comandi di Polizia per infrazioni al codice della strada, omesso pagamento dei pedaggi autostradali, che puntualmente venivano notificati ai proprietari.

“Dopo aver preso contezza di quanto stava accendendo, veniva informato il Tribunale e si domandava l’affidamento in custodia dei veicoli, in attesa della pronuncia definitiva, ovvero che gli stessi restassero fermi e custoditi in un deposito giudiziario, nonché di annotare presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA), l’avvenuto sequestro.

“Il Tribunale incurante di quanto lamentato con plurime istanze, molte delle quali mai decise, dopo aver raccolto prova documentale di numerosi verbali amministrativi, il cui conducente era ignoto, emetteva un provvedimento con cui documentava che i veicoli erano sottoposti a sequestro e che, doveva darsi comunicazione alle Forze di polizia, per annullare i verbali elevati.

“Di tanto, tuttavia, ci rendevamo parte diligenti, notiziando i diversi comandi di polizia attraverso note pec e/o lettere inviate con plichi postali racc. a/r, a nostri esclusivo carico, poiché nonostante il “provvedimento” del Tribunale continuavano ad essere notificate svariate multe.

“Inoltre, il patrimonio immobiliare ed aziendale, deperiva giorno dopo giorno, tanto da rendersi necessario l’istanza formale al Tribunale per domandare un intervento in pristino.

“Le istanze, come in precedenza restavano prive di riscontro e neanche l’Amministratore giudiziario, formalizzava una relazione sullo stato dei luoghi.

“Dopo la pronuncia di primo grado che aveva disposto la confisca, l’amministratore giudiziario veniva sostituito dal dott. (…), coadiuvato da tale dott. (…).

Il nuovo Amministratore, adottava una serie di provvedimenti, su parere conforme del Tribunale, con cui veniva disposto il licenziamento dei dipendenti, chiusura delle attività, omesso pagamento di imposte e tasse, afferenti al patrimonio immobiliare ed aziendale.

“La nefasta attività dell’amministratore giudiziario, determinava il declino di tutte le attività economiche, con rilevanti perdite finanziarie.

“Nel mese di dicembre 2018, dopo una serie di rinvii delle udienze, per omesse notifiche, si celebrava il procedimento in grado di appello, dinanzi alla IV sezione penale della Corte d’Appello di Bari.

“In data 21/01/2019, veniva notificato il provvedimento di REVOCA del sequestro/confisca, e restituzione di tutti i beni.

“La Corte territoriale, in accoglimento delle doglianze difensive e stante la copiosa documentazione posta a corredo della difese tecniche, suffragata da valide consulenze tecniche e contabili, annullava il provvedimento ablativo.

“Il provvedimento della Corte d’Appello di Bari, è divenuto irrevocabile!”

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