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Bergamo, giudice riconosce affidamento da diritto islamico

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Bergamo, giudice riconosce affidamento da diritto islamico –

L’affidamento secondo il diritto islamico è equiparabile a quello previsto dal diritto italiano. E’ quanto ha riconosciuto il Tribunale del lavoro di Bergamo, che ha così accolto il ricorso di una donna marocchina, alla quale l’Inps non aveva riconosciuto l’indennità di maternità dopo che aveva preso in affidamento una bambina a Casablanca, secondo le norme della Kafala.

Bergamo, giudice riconosce affidamento da diritto islamico.

Bergamo, giudice riconosce affidamento da diritto islamico.

Diversamente da quanto avviene in Italia, nel diritto islamico non è prevista l’adozione, ma un istituto giuridico diverso, la Kafala appunto, che è di fatto un accordo stipulato di fronte a un giudice o un notaio in base al quale il minore viene affidato a una persona (kafil) che si prenderà cura di lui fino alla maggiore età.

“La Kafala è il tipico atto di affidamento di diritto islamico – scrive nella sentenza il giudice Maria Vittoria Azzolini -, ed è efficace nel nostro ordinamento ai sensi dell’articolo 65 della legge 218 del 1995 a norma del quale ‘hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone nonché all’esistenza di rapporti familiari o di diritto della personalità quando essi sono stati pronunciati dalle autorità dello Stato”.

Anche la Cassazione, nel 2008 e nel 2015, ha riconosciuto il valore e la legittimità della kafala.”Questa bambina è a pieno titolo inserita nella famiglia della donna marocchina – aggiunge l’avvocato Alberto Guariso che ha curato il ricorso -. Tanto che ha ottenuto il ricongiungimento familiare ed è quindi in Italia perfettamente in regola. Non c’è quindi motivo per non dare l’indennità di maternità che viene riconosciuta a ogni famiglia affidataria”. (www.redattoresociale.it) (Red/ Dire)

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