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Carceri: Lisiapp, sovraffollamento e disagi dei poliziotti

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“Per comprendere appieno la situazione che sta vivendo il Corpo di polizia penitenziaria dobbiamo scorrere i dati sulla carenza di organico che è di circa settemila unità oltre quelle delle strutture penitenziarie prive di direttori/dirigenti penitenziari”. È quanto si apprende da una nota diffusa dal sindacato autonomo LISIAPP della Polizia penitenziaria al quale sottolinea che ”nelle strutture detentive del paese ci sono 44mila posti letto e nelle celle sono invece stipate 67mila persone; che la Polizia penitenziaria ha seimila agenti in meno”. La reale portata delle deficienze organiche – afferma Luca Frongia segretario generale aggiunto Lisiapp – in seno al Corpo di Polizia Penitenziaria occorre ricordare che nel 2001, quando ne fu decretata la pianta organica, erano in servizio circa 42mila unità, con una popolazione detenuta attestata intorno alle 45mila presenze. Dieci anni dopo con una popolazione detenuta che ha sfondato quota 67mila, con molti istituti penitenziari nuovi e qualche decina di nuovi padiglioni attivati, la polizia penitenziaria conta 37.784 unità. In sintesi negli ultimi dieci anni la popolazione detenuta è aumentata del 51% mentre l’organico della polizia penitenziaria ha subito un decremento di circa il 9%. “Quelle delle carenze organiche costituisce una delle più gravi criticità, ed è evidente che questa situazione è di grave nocumento al raggiungimento degli obiettivi di rieducazione e risocializzazione che la Costituzione affida al sistema penitenziario e determina anche un grave vulnus alla sicurezza sociale. A scorrere bene i dati – prosegue Frongia – si appalesano forti vacanze organiche anche nei profili degli operatori demandati al trattamento intramoenia. All’appello, infatti, mancano 93 dirigenti, 318 contabili, 494 assistenti sociali e 325 educatori. Questi numeri sono parte integrante della deriva dell’universo penitenziario che, nello scorso anno ha visto 65 suicidi, 945 tentati suicidi, oltre 5000 atti di autolesionismo grave e circa 400 agenti penitenziari feriti per aggressioni subite da detenuti senza dimenticare gli otto suicidi di poliziotti che per la maggioranza archivia come stress personale” . Questi episodi , sappiamo bene che non possono essere liquidati semplicemente come gesti isolati e personali, ma bensi’ rientrano appieno nel fenomeno da stress e disagio sui luoghi di lavoro. Tutte queste situazioni – conclude il segretario generale aggiunto Lisiapp – e che non si può certo continuare ad aprire nuove strutture senza assumere viceversa bisogna garantire la funzionalità degli Istituti penitenziari garantendo anche Poliziotti penitenziari i propri diritti elementari che spesso è costretta a rinunciare, come risposi settimanali e ferie”.

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