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Evasi da Rebibbia avrebbero dovuto scontare la pena fino al 2018

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Nella tarda serata di ieri due detenuti romani sono evasi al carcere di Rebibbia, in particolare dalla cosiddetta ‘terza casa’ dove si fa il trattamento avanzato per i tossicodipendenti e i detenuti sono a regime di custodia attenuata. Dalla ‘terza casa’ di Rebibbia comunque – riferisce in una nota la Fns Cisl Lazio – mai nessun detenuto era evaso prima. I due sono fuggiti dal terzo piano, attualmente dismesso, segando le sbarre. Immediate sono scattate le ricerche, che al momento non hanno dato alcun esito.

L’allarme e’ scattato dopo un giro di ispezione degli agenti della polizia penitenziaria dell’istituto carcerario. La fuga, quella classica da film: prima i due hanno segato delle sbarre, poi si sono calati da un muro di cinta con delle lenzuola annodate. Per tutta la notte gli agenti della penitenziaria hanno controllato struttura l’intera carceraria nell’ipotesi che si fossero nascosti per poi allontanarsi in un secondo momento. Intanto posti di blocco sono stati istituiti dalle forze dell’ordine in tutta la citta’.

Avrebbero dovuto scontare la pena in carcere fino al 2018. Il primo aveva commesso reati di rapina, furto e droga ed era evaso dagli arresti domiciliari 15 anni fa. Il secondo era in carcere per reati di rapina e furto. I due sarebbero riusciti a scappare ieri sera dopo aver segato le sbarre.

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria ha disposto un’indagine interna per verificare eventuali responsabilita’. A quanto si e’ appreso, i due detenuti si trovavano ieri sera intorno alle 22 in uno spazio condiviso all’interno della ‘terza casa’ dove, allo scopo di ”sviluppare l’autodeterminazione del detenuto”, le misure di ristrettezza sono piu’ lievi.

Poi i due sarebbero saliti all’ultimo piano dove avrebbero divelto o segato le sbarre di ‘ferro dolce’ di una finestra per saltare in uno spazio dell’intracinta. Infine, probabilmente, hanno scavalcato l’ultimo muro che li separava dall’esterno.

 

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