Frongia: Omicidio stradale? “È già previsto nel codice penale”

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    “Seppur come aggravante il reato è presente nell’ordinamento”, dice il presidente dell’Unione delle associazioni Europee Forze di Polizia e Armate – AssoInterforze. Una legge del 2008 ha reso più severe le pene ma crescono i consensi per separarlo dall’omicidio colposo”

    I tragici episodi che si succedono sulle nostre strade, nel quale trovato la morte numerosi automobilisti coinvolti per colpa di drogati oppure ubriachi o semplicemente chi non rispetta le norme del codice della strada, rilancia, anche alle nostre latitudini, l’attualità di una questione che giuristi discutono da tempo: è utile l’introduzione del reato stradale per chi si mette alla guida dopo aver bevuto oltre il limite consentito dalla legge o dopo aver assunto sostanze stupefacenti?
    Va detto subito che le opinioni degli addetti ai lavori del diritto sono divergenti ed anche per questa inconciliabilità che esiste rispetto a questa e ad altre fattispecie, il legislatore sollecita l’emotività dell’opinione pubblica allo scopo di dare risposte sul piano normativo che, però, non sempre reggono alla prova del tempo, al giudizio di costituzionalità, alla direttive comunitarie.
    Prima di dirsi favorevoli o contrari, dunque, è il caso di partire dal contesto attuale. Un decreto legge del maggio 2008 ha previsto che, in caso di omicidio colposo, si applica la pena della reclusione da tra tre anni a dieci anni se il fatto è commesso in violazione delle norme sulla circolazione stradale da soggetto in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, aumentabile fino al triplo (ma per un massimo di quindici anni) nel caso di più persone.
    E’ previsto anche l’arresto facoltativo in flagranza (in presenza di alcune circostanze) ma anche il successivo provvedimento di custodia cautelare, come è accaduto per la conducente della Smart, agli arresti domiciliari per omicidio colposo, lesioni personali ed omissione di soccorso. E qui entra in gioco, evidentemente, la discrezionalità dell’autorità di polizia o giudiziaria.
    Alla luce di questo terzo comma dell’articolo 589 del codice penale (omicidio colposo), il Dr. Luca Frongia non ha dubbi: “Il reato di omicidio stradale, di fatto, esiste anche non si chiama così. Il fatto di mettersi alla guida in condizioni di alterazione per uso di alcol o droghe è già ora una condotto illecita che aggrava le pene”. Il Presidente Frongia ritiene che dietro il clamore che sta accompagnando le ultime notizie di cronaca ci sia l’esigenza di provvedimenti dal sapore demagogico. Per Frongia, insomma, più che una questione di denominazione, si tratta di rendere meno discrezionale l’applicazione di quanto già la legge italiana prevede.
    Sono stati gli stessi ministri dell’Interno e della Giustizia, del resto, a rilanciare l’ipotesi dell’omicidio stradale, fortemente caldeggiata da associazioni e singoli cittadini che hanno anche presentato una proposta di legge di iniziativa popolare (in allegato alla fine dell’articolo). I punti qualificanti della stessa sono la durata della pena, che andrebbe da 8 a 18 anni (cioè vicino al minimo previsto per l’omicidio volontario, cioè 21 anni), l’arresto obbligatorio in flagranza – con un potenziale effetto deterrente -, il cosiddetto “ergastolo della patente”, cioè il ritiro definitivo del permesso di guida.
    Esiste anche una parte della dottrina che ritiene però che ci sia una grossa utilità nel separare l’omicidio stradale da quello colposo, prevedendo una fattispecie autonoma.
    Così come è, la guida in stato di ebbrezza è solo un aggravante dell’omicidio colposo e per questo motivo, nel momento dell’irrogazione della pena, può essere bilanciata dalla concessione delle attenuanti, così come prevedono i principi generali del diritto italiano. Per cui, nonostante la punizione sia teoricamente considerevole, in pratica si traduce spesso in condanne più limitate.
    Che l’omicidio stradale “meriti” di diventare un reato indipendente lo sostengono oramai in molti. Il ragionamento è semplice: chi si mette alla guida in determinate condizioni accetta implicitamente, per il fatto stesso di guidare, di poter provocare conseguenze gravi e addirittura letali per le altre persone. Si chiama “dolo eventuale”, di cui si è sentito un gran parlare quando andava di moda gettare i sassi dal cavalcavia. Fino ad ora c’è stato qualche pronunciamento del giudice in questa direzione – in una sola circostanza confermato dalla Cassazione – ma l’orientamento generale resta quello di considerare l’omicidio stradale un reato riconducibile alla colpa e non all’intenzione, nemmeno potenziale, di uccidere, è questo è sbagliato.

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