L’ultimo saluto a Zeffirelli: folla di persone al Duomo di Firenze foto

Firenze – Dopo la camera ardente di Palazzo Vecchio, da cui gia’ ieri sera sono passate oltre 7.000 persone, Firenze ha dato l’ultimo saluto a Franco Zeffirelli nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. E sulla “radicata fiorentinita’” si e’ soffermato nell’omelia l’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori: “Solo chi e’ o diventa davvero fiorentino puo’ comprendere la grazia e il tormento di essere impregnato della storia grande e del carattere complesso di questa citta’. Tutto questo il maestro ha espresso in una vita che ha portato lui e le sue opere in tutti gli angoli del mondo, ma in cui egli si e’ sempre sentito figlio di questa citta’, ne e’ stato testimone del suo volto piu’ bello e glorioso, quello rinascimentale. Per questo la citta’, anche accogliendolo per l’ultimo suo saluto nella sua cattedrale, oggi gli manifesta gratitudine, orgogliosa di lui”, ha detto davanti a oltre mille di persone.

Prima della funzione, il feretro e’ stato accolto da un lungo applauso all’arrivo in chiesa. La bara, sistemata davanti all’altare, e’ stata circondata da familiari, amici e autorita’, tra cui il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, l’unico rappresentante del governo assieme al sottosegretario agli Affari esteri, il fiorentino Guglielmo Picchi. In chiesa anche Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione Zeffirelli. Molti, invece, gli esponenti politici locali e toscani, a cominciare dal presente il presidente della Regione Enrico Rossi, e dal sindaco di Firenze, Dario Nardella.

“Non posso dimenticare il giorno in cui giunsi in questa citta’”, aggiunge Betori. “Trovai Franco Zeffirelli ad accogliermi ai piedi dell’immagine di Maria cara a tutti i fiorentini, quella della Santissima Annunziata. So che nel giorno del mio ingresso egli volle a tutti i costi avere la possibilita’ di dirmi benvenuto in questa sua citta’ che stava per diventare anche la mia, e questo avvenne sotto lo sguardo di Maria, immagine di quella maternita’ che a lui era stata troppo presto negata. Per me fu un segno che Firenze mi avrebbe voluto bene”, ricorda ancora Betori, che si sofferma anche sulla “grandezza dell’arte e della missione che le e’ affidata, di cui Zeffirelli e’ stato un protagonista universale”.

Firenze, ha detto Nardella entrando in chiesa, “sta restituendo al maestro tutto cio’ che lui le ha dato. Ma e’ da oggi che tutti noi dobbiamo impegnarci. Il nostro ricordo non deve essere carico di nostalgia, ma deve essere carico di speranza, di futuro e di orgoglio perche’ lui era orgoglioso di essere fiorentino. Amava Firenze come una sorella”. Il maestro, aggiunge, “ha voluto che la nostra citta’ potesse crescere, penso alla sua Fondazione, al centro internazionale per le arti dello spettacolo”.