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Maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo: 24 indagati

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Corruzione, concussione, truffa aggravata e abuso d’ufficio: questi i reati contestati ai 24 indagati, 19 persone fisiche e 5 società, nell’ambito della maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo, ai quali la procura della Repubblica ha fatto notificare l’avviso di chiusura delle indagini. L’inchiesta, iniziata 3 anni fa, è incentrata sulla concessione della gestione del bar all’interno della cosiddetta cittadella della salute, l’istituzione del centro diabetologico pubblico presso la casa di cura Nuova Santa Teresa, l’accreditamento della casa di cura di Nepi, entrambe di propriet… della Ro.Ri di Roberto e Fabio Angelucci. Secondo l’accusa, gli indagati tranne Pipino e Foglia, a vario titolo, durante la gestione Asl affidata a Giuseppe Aloisio, avrebbero «pilotato appalti, con procedure poco trasparenti per favorire società predestinate». Gli indagati, a vario titolo, sono l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio e il suo ‘consulente strategicò Mauro Paoloni, il direttore dell’unità e-procurament Andrea Bianchini, l’ex dirigente dell’unità acquisto e vendite prestazioni sanitarie della Asl Renato Leoncini e il suo successore Massimo Foglia, l’attuale direttore generale della Asl Adolfo Pipino, entrato per ultimo nell’inchiesta solo in relazione all’apertura del centro diabetologico. Gli altri indagati sono: i promotori dell’associazione Aureas Giampaolo e Francesco Marzetti, il responsabile dell’unità di Civita Castellana della società interinale Ali Gianluca Parroccini, l’amministratore della società Probar Alfonso Lisi, l’amministratore di fatto della società Lavin Ferdinando Morabito, l’amministratore delegato della Servizi Italia Spa Luciano Facchini, il direttore generale della Abbott Rita Cortas. E ancora: il delegato alla gestione degli appalti con le pubblica amministrazione della Lavin Gemma Stasi, il delegato di zona della Abbott Paolo Botti, il responsabile del reparto riabilitazione della casa di cura di Nepi Francesco Pesce Delfino e i proprietari della struttura Roberto e Fabio Angelucci, l’imprenditore viterbese Umberto Maria Marcoccia. Le cinque 5 società sott’inchiesta sono: Abbott Srl, Servizi Italia Spa, Gruppo Ro.RI Srl (di proprietà degli Angelucci), Ali Spa e Centro Diaz Srl (di proprietà di Marcoccia). Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati dai pubblici ministeri. Poi la procura decidere se chiede il loro rinvio a giudizio.

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