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Maxiprocesso Casamonica, pentito: nessuno si mette contro di loro

Roma – “A Roma nessuno si mette contro i Casamonica, c’e’ qualche gruppo che potrebbe fronteggiarli ma preferiscono accordarsi con loro, nessuno ci si mette contro, sono tanti, se tu vai in 6 loro tornano in 20”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari nel maxiprocesso al clan dei Casamonica che vede 44 imputati con accuse che vanno dall’associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di droga, all’estorsione, l’usura e detenzione illegale di armi.

Al processo si e’ arrivati dopo l’indagine ‘Gramigna’, coordinata dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musaro’.

“Quando abbiamo iniziato a non pagare gli interessi per un prestito sono iniziate le minacce, che arrivavano da Massimiliano Casamonica. C’era il timore che potesse accadere qualcosa e ci siamo allontanati da Roma – ha aggiunto- Ho anche pensato di scendere in Calabria per risolvere il problema in maniera diversa, ovvero far intervenire i miei cugini o qualche amico appartenente all’Ndrangheta. In passato avevo incontrato con mio cugino il fratello di ‘tiradritto’ dei Morabito, ad Africo, ed avrei potuto rivolgermi anche a loro. I Casamonica si vantavano di poter fare affidamento su molte persone- ha detto il collaboratore di giustizia- dicevano che potevano rompere Il culo a tutti”.

PENTITO: FATTI STRADA CON RECUPERO CREDITI BANDA MAGLIANA

“I Casamonica si sono fatti strada recuperando crediti per conto della Banda della Magliana. Vittorio, lo chiamavano il re, e dopo essere scesi dall’Abruzzo avevano preso contatti con la banda della Magliana”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari nel maxiprocesso al clan dei Casamonica, che vede 44 imputati con accuse che vanno dall’associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di droga, a estorsione, usura e detenzione illegale di armi. “Il loro quartier generale, come lo chiamavano loro, era la Romanina- ha aggiunto- ma la loro area andava da Porta Furba a Tuscolana, ma anche Centocelle”.

PENTITO: SI DEFINIVANO MAFIOSI COME L’NDRAGHETA

“I Casamonica si definivano mafiosi, parlando in strada a Porta Furba dicevano ‘abbiamo le regole come i calabresi, siamo come gli ‘ndranghetisti che hanno regole”. Lo ha detto il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari nel maxiprocesso a Roma al clan dei Casamonica che vede 44 imputati con accuse che vanno dall’associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di droga, all’estorsione, l’usura e detenzione illegale di armi. Al processo si e’ arrivati dopo l’indagine ‘Gramigna’, coordinata dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musaro’.