Morì in carcere, medici sotto accusa Il pm: fu lasciato deperire, perse 35 chili

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    Morì in carcere di anoressia dopo avere perso 35 chili in pochi mesi. E ora, per quella morte, tre medici del reparto sanitario del carcere di Regina Coeli rischiano di finire sotto processo con l’accusa di omicidio colposo. Ieri la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Andrea Franceschi, Giuseppe Tiziano e Andrea Silvano, responsabili secondo l’accusa di non essersi accorti del precoce deperimento di Simone La Penna, morto il 26 novembre del 2009, a causa di una forma grave di anoressia mentale. Secondo la ricostruzione del pm Eugenio Albamonte, i medici, anziché vigilare sulla condizione del detenuto, lo avrebbero lasciato perire senza prestargli le dovute attenzioni. Eppure, per l’accusa, i campanelli di allarme sulle precarie condizioni di salute del trentaduenne romano erano molti: i sanitari avrebbero dovuto accorgersi che l’uomo, oltre a rigettare il cibo, aveva una forte carenza di potassio.

    Inoltre era un soggetto a rischio essendo stato ricoverato proprio per anoressia nel 2003 e nel 2005 all’ospedale Sandro Pertini. E a provocare la malattia potrebbe essere stato il distacco dalla figlia. In una lettera alla sorella, infatti, aveva scritto: «Cara Martina, quanti anni mi devo scordare di vedere mia figlia crescere? Questo mi sta uccidendo».
    La drammatica storia di La Penna ha inizio nel gennaio del 2009 quando viene trasferito nel carcere di Viterbo mentre sta scontando, agli arresti domiciliari, una condanna di due anni e quattro mesi per detenzione di sostanze stupefacenti. La lancetta della bilancia segna 80 chili il giorno in cui viene portato in carcere. L’impatto con la prigione ha subito effetti devastanti sul morale del detenuto che dimagrisce in poche settimane di diversi chili. Viene trasferito nel penitenziario di Regina Coeli l’8 giugno del 2009. Secondo l’accusa, però, la nuova destinazione sarebbe stata deleteria per lui. Il 27 luglio viene ricoverato all’ospedale Sandro Pertini dove resta due giorni per ricevere una terapia mirata. Ma nulla sembra arrestare la degenerazione fisica. Passano i mesi e i medici del reparto sanitario di Regina Coeli sembrano non accorgersi della perdita di peso del detenuto. La difesa avanza richieste di arresti domiciliari, puntualmente respinte dal Tribunale di Sorveglianza, che poggia le sue decisioni sfavorevoli sul parere dei medici. Tutti assicurano che il carcere è compatibile con il suo stato di salute. Ma non è così.

    La situazione peggiora inesorabilmente, finché il 26 novembre del 2009 muore dopo aver perso 35 chili. La bilancia ne segnava ormai 45. Un mese prima, il 22 ottobre, un altro detenuto perisce in circostanze misteriose nello stesso ospedale, anche lui una settimana dopo essere stato arrestato: è Stefano Cucchi, il giovane per il quale altri medici sono finiti sotto processo.

    (ilmessaggero.it)

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