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Morta in ospedale la donna data alle fiamme dal marito

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È morta all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, Rosa Sequino, la donna di 44 anni originaria della Campania, ricoverata da mercoledì scorso con ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo, provocate dal fuoco divampato dopo che il marito, l’operaio casertano 40enne Luciano Brancaccio, l’aveva prima cosparsa di benzina e poi avvicinato la fiamma di un accendino. Il fatto era avvenuto ad Acqualoreto, nel comune di Baschi, nell’Orvietano. La donna era morta alle 3,30 di ieri ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Il marito, fermato dai carabinieri sul luogo dell’aggressione dopo che lui stesso aveva chiamato il 112 mentre un finanziere prestava i primi soccorsi alla donna, sinora era accusato di tentativo di omicidio (un’accusa probabilmente destinata a modificarsi, dopo la morte della Sequino). L’avvocato di Brancaccio, Maurizio Simoni, non ha ancora ricevuto formalmente alcuna nuova imputazione a carico del proprio assistito, che incontrerà domani nel carcere di Orvieto. Secondo il legale, l’uomo non avrebbe voluto uccidere la moglie ma soltanto intimidirla, dopo che quest’ultima si sarebbe rifiutata di firmare le carte del divorzio. La coppia aveva tre figli adolescenti, con i quali viveva nel Folignate, ora affidati agli assistenti sociali. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Orvieto con il coordinamento del sostituto procuratore Flaminio Monteleone.

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