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‘NDRANGHETA | Reggio Calabria, catturato il boss Marcello Pesce

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Il boss della 'ndrangheta Marcello Pesce è stato catturato dalla polizia di Reggio Calabria.

Il boss della ‘ndrangheta Marcello Pesce è stato catturato dalla polizia di Reggio Calabria.

Catturato a Rosarno il boss della ‘ndrangheta Marcello Pesce. Successo del blitz della polizia in Calabria.

Poliziotti dello Sco e della Squadra Mobile di Reggio Calabria hanno catturato a Rosarno Marcello Pesce boss della ‘ndranghera tra i piu pericolosi latitanti. Lo comunica la Polizia di stato sul proprio profilo twitter.

Era nascosto in un’abitazione al centro di Rosarno il boss della ‘ndrangheta Marcello Pesce, arrestato questa mattina dalla Polizia. Il blitz degli uomini del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Reggio Calabria è scattato attorno alle 5, quando si è avuta la certezza che il boss fosse proprio lì. Assieme a Pesce sono state arrestate anche altre due persone con l’accusa di favoreggiamento.

Finisce la caccia a U ballerino. Il boss della ‘ndrangheta Marcello Pesce, è stato arrestato oggi dalla polizia di Reggio Calabria a Rosarno, lo stesso paese dove è nato il 12 marzo 1964. Figlio di Rocco Pesce, nonché nipote del defunto boss Giuseppe Pesce, è inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno. Capo indiscusso dell’omonima cosca operante a Rosarno (RC) ed altrove, ritenuta tra le più agguerrite dell’intera ‘ndrangheta calabrese, Marcello Pesce annovera precedenti di polizia per associazione mafiosa, omicidio doloso e droga. Il suo nome compare negli atti giudiziari degli anni novanta, quando alcuni rapporti di polizia evidenziavano la sua sospetta appartenenza alla criminalità organizzata di Rosarno capeggiata allora dal boss Giuseppe Pesce, classe 1923, poi deceduto.

Nel 2010 Marcello Pesce si sottraeva all’arresto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione ‘All Inside’. Al termine del processo di primo grado, Marcello Pesce viene condannato alla pena di 15 anni e 6 mesi di reclusione poiché riconosciuto colpevole dei delitti di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni (autovetture). Verdetto riformato in appello con una nuova condanna: 16 anni e 2 mesi di reclusione. Nel 2015, in considerazione dei possibili appoggi di cui egli poteva giovarsi in territorio estero, le ricerche sono state estese anche in ambito comunitario, attraverso l’emissione del Mandato di Arresto Europeo da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria.

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