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Roma, catturato uno dei due evasi dal carcere di Rebibbia

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Evadere da Rebibbia è possibile, come è stato dimostrato martedì scorso, ma farla franca è più difficile. E’ stato infatti rintracciato oggi e arrestato Giampiero Cattini, uno dei due detenuti evasi l’altro ieri sera dal carcere di Rebibbia a Roma. Le forze dell’ordine sono ancora alla ricerca dell’altro evaso, Sergio Di Palo.

Nella tarda serata di martedì due detenuti romani sono evasi dal carcere di Rebibbia, in particolare dalla cosiddetta ‘terza casa’ dove si fa il trattamento avanzato per i tossicodipendenti e i detenuti sono a regime di custodia attenuata. Dalla ‘terza casa’ di Rebibbia comunque – riferisce in una nota la Fns Cisl Lazio – mai nessun detenuto era evaso prima. I due sono fuggiti dal terzo piano, attualmente dismesso, segando le sbarre.

L’allarme è scattato dopo un giro di ispezione degli agenti della polizia penitenziaria dell’istituto carcerario. La fuga, quella classica da film: prima i due hanno segato le sbarre, poi si sono calati da un muro di cinta con lenzuoli annodati. Per tutta la notte gli agenti della penitenziaria hanno controllato l’intera struttura carceraria nell’ipotesi che si fossero nascosti per poi allontanarsi in un secondo momento.

Avrebbero dovuto scontare la pena in carcere fino al 2018. Il primo aveva commesso reati di rapina, furto e droga ed era evaso dagli arresti domiciliari 15 anni fa. Il secondo era in carcere per reati di rapina e furto.

Il Dipartimento di amministrazione penitenziaria ha disposto un’indagine interna per verificare eventuali responsabilità. A quanto si è appreso, i due detenuti si trovavano intorno alle 22 in uno spazio condiviso all’interno della ‘terza casa’ dove, allo scopo di ”sviluppare l’autodeterminazione del detenuto”, le misure di ristrettezza sono più lievi.

Poi i due sarebbero saliti all’ultimo piano dove avrebbero divelto o segato le sbarre di ‘ferro dolce’ di una finestra per saltare in uno spazio dell’intracinta. Infine, probabilmente, hanno scavalcato l’ultimo muro che li separava dall’esterno.

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