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Roma, nomade per sfuggire a controlli tenta di investire agenti

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Roma – Per sfuggire ai controlli tenta di investire agenti della polizia locale di Roma Capitale che per cercare di evitare l’impatto esplodono un colpo di pistola verso l’automobile. È accaduto questa mattina a Salone intorno alle 11, durante quello che doveva essere un normale controllo della municipale sui campi.

Roma, nomade tenta di investire agenti della polizia locale di Roma Capitale

Un nomade alla guida di un Alfa 146, alla vista degli agenti che intimavano l’alt, per tutta risposta ha accelerato puntando verso di loro nel tentativo di guadagnarsi la fuga. A meno di un metro dall’impatto, uno dei caschi bianchi ha esploso un colpo dell’arma di ordinanza verso la gomma anteriore dell’auto, nel tentativo di modificarne la traiettoria prima che investisse il collega. Secondo prime informazioni, il rom alla guida del mezzo sarebbe un latitante.

L’uomo sarebbe stato infatti riconosciuto dagli agenti come un ricercato con la fama da “primula rossa”, essendo già sfuggito in precedenza alla cattura, in un caso persino disarmando un agente. È in corso in queste ore la ricerca dell’auto con a bordo il nomade. Sul caso stanno indagando gli uomini del gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale, che diretti dal Vice Comandante del Corpo Lorenzo Botta, hanno assunto il Coordinamento delle ricerche, per quel che concerne la Polizia di Roma Capitale.

Campo Nomadi - via Salone

Campo Nomadi – via Salone

Dopo il tentativo di un nomade, che non si è fermato all’alt, di investire un agente della Polizia locale impegnato nei controlli del campo di via Salone, il sindacato dei vigili torna a chiedere un diverso inquadramento legislativo del Corpo: “Diventa ingiustificabile, di fronte a rischi del genere a cui sono sottoposti ormai normalmente gli operatori della Polizia locale, l’ostentato silenzio del legislatore ad inquadrare la Polizia locale nel giusto alveo del comparto Sicurezza- dichiara Sergio Fabrizi Rsu di Roma Ugl- Nella circostanza l’altro collega- aggiunge Fabrizi- è dovuto ricorrere all’uso dell’arma per difendere se stesso ed il collega puntato dal veicolo in accelerazione, ma sempre e solo con la stessa discriminante del suo uso per legittima difesa personale, alla stregua di un normale cittadino, anziche” del poliziotto che tutela l”ordine e la sicurezza pubblica”.

“Questa volta- conclude il sindacalista della Polizia locale- e” andata bene, ma la prossima? Ci sono famiglie di colleghi caduti in servizio per atti violenti che piangono ancora i loro congiunti senza alcun riconoscimento dallo Stato”.

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