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Roma. Ostia, confiscati beni a esponenti di un clan

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Roma. Ostia, confiscati beni a esponenti di un clan –

Otto società, una ditta individuale, 12 unità immobiliari, un terreno, rapporti bancari postali, assicurativi e azioni: è’ un “tesoro” da 18 milioni e mezzo di euro quello confiscato dai finanzieri del Comando provinciale di Roma impegnati nell’operazione “Medusa” a due esponenti di spicco del clan mafioso Fasciani, attivo tra Roma e Ostia.

Il decreto di confisca è stato emesso dal Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina.

Le indagini, condotte dagli specialisti del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria, sono partite dopo le operazioni “Nuova Alba” (eseguita dalla Polizia di Stato nel luglio 2013) e “Tramonto” (conclusa dalle Fiamme gialle nel febbraio 2014), che avevano permesso di documentare l’esistenza e l’operatività dei Fasciani nel territorio di Ostia, identificare i capi del sodalizio – i fratelli Carmine e Terenzio, destinatari del provvedimento di confisca – e di acquisire “rilevanti fonti di prova” di reati quali il sistematico ricorso alla fittizia intestazione di beni, funzionali ad agevolare l’organizzazione mafiosa.

Ed è stata la stessa Cassazione, con sentenze del 26 ottobre 2017 e del 21
febbraio di quest’anno a sancire la matrice mafiosa del clan.

Il Gico è riuscito ad accertare come i due fratelli avessero accumulato, nel tempo, un ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare, in parte intestato ai loro familiari, in misura “assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi lecitamente percepiti”.

E’ venuto alla luce, in particolare, “un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle capacità reddituali, costituendo le attività criminali del clan
l’origine delle ingenti ricchezze possedute”.

Le indagini hanno potuto contare sull’apporto dei collaboratori di giustizia Michael Cardoni e Tamara Ianni, appartenenti alla famiglia dei “Baficchio” di Ostia, parenti di Giovanni Galleoni (detto “Baficchio”), ucciso a Ostia il 22
novembre 2011 insieme con Francesco Antonini (detto “Sorca Nera”).

Tra giugno e luglio 2016 il Tribunale di Roma aveva disposto il sequestro dei beni di cui ora ha decretato la confisca: nel dettaglio, 8 società e una ditta individuale, esercenti attività di bar, ristorazione, panificazione, commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari, gestione di stabilimenti balneari e immobiliare, tutte tra Roma e Ostia; 12 unità immobiliari e un terreno a Roma e in provincia dell’Aquila; rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni.

Contestualmente, stante la “spiccata ed allarmante pericolosità” dei due fratelli, il Giudice della prevenzione li ha sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di quattro anni.

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