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Roma. Usura con tassi fino al 570%, 9 arresti

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Roma. Usura con tassi fino al 570%, 9 arresti –

Nelle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei
confronti di 9 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, truffa aggravata ai danni dello Stato, auto-riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni al fine di eludere la normativa antimafia in materia di prevenzione patrimoniale.

In parallelo – si aggiunge in una nota – le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo relativo a beni immobili e società per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro.

L’operazione – denominata “Terza età” in quanto uno dei settori di reinvestimento dei proventi illeciti dell’organizzazione criminale era rappresentato dalle “strutture protette per anziani” – trae origine da una pregressa attività investigativa che, nel settembre 2017, aveva portato alla
cattura, tra gli altri, del pregiudicato Massimo Nicoletti, figlio del noto Enrico, storico cassiere della “banda della Magliana”.

Nel corso di quelle indagini era emerso che un faccendiere del Nicoletti, trovandosi in difficoltà economiche e dovendo restituire a terzi rilevanti somme di denaro, si era rivolto ad un congiunto, M. L., allo scopo di ottenere un prestito.

Gli approfondimenti sulla figura di M. L., delineandone la caratura delinquenziale e le importanti relazioni nel mondo criminale, hanno evidenziato l’esistenza di un autonomo e strutturato sodalizio al vertice del quale, oltre al predetto, c’era il padre, e che poteva contare su numerosi
altri affiliati.

Le attività investigative eseguite dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Capitale, sostanziatesi in intercettazioni,
pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economico-patrimoniali, hanno rivelato come la famiglia dell’indagato coadiuvata dagli
indagati D. M., A. M. L., D. D. V. ed E. H. (tutti destinatari degli odierni provvedimenti di cattura), grazie alla disponibilità di ingentissimi capitali,
fossero dediti a sistematiche e abusive operazioni di finanziamento nei confronti di un’ampia platea di soggetti, per lo più imprenditori in gravi difficoltà economiche, ricorrendo in alcuni casi a violenze o minacce onde ottenere la restituzione delle somme elargite o appropriandosi coattivamente di beni dei debitori a parziale storno dei crediti vantati.

I tassi medi applicati oscillavano tra il 90% ed il 180% annuo – di qui la loro natura usuraria – con punte del 570%.

Ad aggravare lo stato di sudditanza psicologica delle vittime contribuiva il profilo delinquenziale dei capi,  entrambi di origine campana ma trapiantati
nel comune di San Cesareo (Roma), oltre ad avere collegamenti – per
il tramite del sodale “Giovanni lo zingaro” – con esponenti del clan dei Casamonica, sono stati indicati da alcuni collaboratori di giustizia come appartenenti ovvero contigui ad ambienti della criminalità organizzata
partenopea.

Secondo quanto spiega la Gdf è emerso che il gruppo criminale reinvestiva sistematicamente i proventi delle attività delittuose in variegati settori dell’economia legale, ricorrendo anche a frodi fiscali quale fonte di
finanziamento illecito.

Le indagini, inoltre, hanno dimostrato la riconducibilità al sodalizio di una lussuosa struttura alberghiera ubicata nel centro di Praga, anch’essa sottoposta a sequestro, per la cui esecuzione sono in corso attività
rogatoriali.

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