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Sit-in davanti fabbrica armi a Roma: ‘super cannone non partirà’

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Roma – Un blitz di prima mattina per impedire la spedizione di un super cannone made in Italy da Roma alla Turchia, impegnata in un’offensiva militare contro i curdi siriani. L’azione, attualmente in corso, è portata avanti da circa 30 attivisti della rete ‘Rise Up for Rojava‘ davanti alla fabbrica Rheinmetal Italia spa, a Settecamini, nel cuore della cosiddetta Tiburtina Valley.

I manifestanti si sono ritrovati alle 7 del mattino e si sono incatenati davanti ai cancelli dopo una breve marcia. Non intendono muoversi, in modo da evitare l’uscita del camion che dovrebbe portare il cannone da 600 colpi al minuto in Turchia.

Arrivati davanti alla fabbrica hanno esposto uno striscione con la scritta “Stop armi alla Turchia-Embargo popolare”, altri cartelli e la bandiera dei curdi siriani YPG.

“Da questo stabile, nelle prossime ore- denunciano- partirà un cannone diretto verso la Turchia. E’ vergognoso che l’Italia continui ad esportare armi che arrivano ad Ankara, legittimando ed alimentando l’ignobile offensiva turca nel nord della Siria, che ha già comportato la morte e il ferimento di centinaia di civili e la creazione di una vera e propria emergenza umanitaria con la messa in fuga di 300.000 uomini, donne e bambini”.

“Pretendiamo che il Governo italiano- aggiungono i dimostranti- al di là delle sterili dichiarazioni di facciata, adotti tutti i provvedimenti necessari per bloccare immediatamente l’export delle armi verso la Turchia, comprese le commesse già pronte. Appare assurdo, infatti, che un eventuale embargo riguardi solo i futuri ordini, lasciando nel frattempo che gli armamenti prodotti in Italia continuino ad uccidere civili innocenti. Basti pensare che il cannone automatico Oerlikon, in grado di sparare qualcosa come 600 colpi al minuto, fa parte di una commessa di 12 cannoni (di cui 9 già consegnati), commissionati nel 2016 dalla Aselsan Elektronic, fornitrice dell’esercito di Ankara”.

“Non possiamo accettare- concludono- che dalla nostra provincia di Roma siano stati già esportati verso la Turchia nel primo semestre del 2019, come denunciato dalla Rete Disarmo, componenti per aeromobili, componenti elettronici e relativi dispositivi per un record di oltre 124 milioni di euro”.

Altri blitz potrebbero scattare nei prossimi giorni in diverse parti d’Italia. Gli attivisti hanno rivolto un appello anche agli operai delle fabbriche della logistica e della produzione per opporsi contro la costrizione e l’invio di armi verso la Turchia. “Se il Governo italiano non ha il coraggio di fermare l’esportazione delle armi, dimostriamo che esistono centinaia di uomini e donne pronti a realizzare un embargo popolare”, concludono. Il 1 novembre è infine prevista una manifestazione nazionale.

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